LETTERA AI LETTORI – Enrico Nascimbeni

Ricordo un ragazzino. Anzi un bambino (io lo vedevo così). Con gli occhi di un azzurro quasi trasparente. Io ero un ragazzo pure io con gli occhi azzurri. Di calcio, donne e tante parole in libertà era la nostra amicizia. Quel ragazzino al quale volevo bene faceva parte delle mie estati sul lago di Garda. Ora il ragazzino è il presidente di Saman e di estati ne sono passate tante, tantissime. Troppe accidenti. Ma quando io e Achille ci siamo rivisti le parole in libertà le abbiamo riprese, come se un tempo immobile ci avesse difesi dal diventare persone che hanno smesso di lottare e sognare. Così mi sono ritrovato  da qualche mese a lavorare per Saman riprendendo al volo quella voglia di essere contro e dare, che un po’ in me si era perduta.

Il giornalismo impone parole precise. Chi, dove, quando e perché. Ma in questo articolo violerò queste regole, che però restano e sempre saranno le regole del giornalismo.

Ritornare dall’ “io ero” all’ “io sono” è stata per me (spero non solo per me) terapia, cura, abbraccio e alba. Non so se esiste dipendenza dalla nostalgia. Sicuramente di questa dipendenza, e non solo, ero afflitto. E dalle dipendenze da soli non si esce. Non sono guarito. Tante le mie nostalgie. Tanti gli errori. Fatti, che farò e continuo a fare. Ma che noia una vita senza errori. Ecco, sicuramente in questo senso non mi sono mai annoiato. E temo che mai mi annoierò. C’è sempre qualcosa da sbagliare.

Ma se uno sbaglia vuole dire che sta facendo. Ed ecco che con Achille abbiamo pensato di realizzare questo meraviglioso errore. Un giornale del gruppo Saman. Dove si parla di tutto. Ma mai di niente. Un foglio bianco da riempire di colori. Pensieri, realtà,  sociale,  ma anche di musica e di superfluo che superfluo non è mai. Qua scriveranno tutti. Da chi non ha mai scritto un articolo a fior di giornalisti professionisti, psicologi, sociologi, politologi, musicologi. Uno dei nostri scopi è quello che non si noti la differenza tra chi scrive per mestiere e chi scrive per la prima volta qualcosa. E in questo qualcosa sta il suo vissuto, un suo viaggio, fisico o mentale. Una cosa che gli piace. Insomma che uno scriva quello che vuole. Perché in questo giornale c’è spazio per tutti. E quando dico tutti vuole dire tutti.

Ma come si fa, ad esempio, a scrivere di dipendenza da eroina e di poesia? E chi ha detto che non si può? Come si fa a scrivere di filosofia e di ludopatia? E chi ha detto che non si può? Anzi uso una frase del cantautore e attore Gianfranco Manfredi: “Ma chi ha detto che non c’è?”

Primo e vero obbiettivo di questo giornale? Comunicare. Su tutto e di tutto. Se non si comunica siamo fottuti. E non mi sembra di aver scoperto una gran cosa. Ritengo la comunicazione fondamentale per una società civile che si voglia veramente chiamare civile. Dalla non comunicazione nasce il buio. Il nero. Solitudine e disperazione. Questo giornale vuole fortemente comunicare. Anzi urlare. In tutte le maniere possibili.

Dopo aver scritto tre cartelle (tre fogli pieni) affido, tagliando le divagazioni del cuore , alla sintesi (altra regola ferrea del giornalismo) questo mio articolo.

Due ragazzi con gli occhi azzurri si sono conosciuti quarant’anni fa e si sono ritrovati. Ed insieme ai ragazzi di Saman, a chi lavora in Saman e a volontari professionisti della penna, daranno vita a questa testata. Sappiamo tutti perché lo facciamo e lo facciamo. Poi come andrà andrà. L’importante è fare e dare.

Enrico Nascimbeni

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2 Commenti on "LETTERA AI LETTORI – Enrico Nascimbeni"

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fabrizio
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Si ha colpito nel segno Enrico.. Io ho sempre pensato che alla fine della fiera non è l’eroina che uccide ma è la solitudine.
fabrizio

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