SI LEGALIZZI PERDIO – Achille Saletti – Presidente di Saman

C’è un magistrato, Gratteri, serio, competente, impegnato. Posato, spesso dice cose sensate anche se da me non necessariamente condivise ma, sicuramente, intelligenza e professionalità non gli difettano. A dirla tutta è forse tra i magistrati che stimo maggiormente: non cerca il sensazionalismo e, raramente, utilizza il buon eloquio, la capacità dialettica e la brillantezza di pensiero per colpire l’immaginario dell’interlocutore. Insomma, a dirla tutta, è persona stranamente seria.

Provo disagio, al contrario, quando affronta un argomento a me molto caro: la legalizzazione della cannabis. Oltre a riproporre un stereotipo legato alla terroristica rappresentazione di una sostanza che, fondamentalmente è equiparata alle altre, nega ciò che appare essere una evidenza; ovvero che uno dei benefici di una auspicata legalizzazione investe il colpire le mafie che dalla cannabis traggono notevoli guadagni.

Per Gratteri questo non è vero. Credo che sia l’unico che affermi una tale negazione: Il comando regionale dei Carabinieri della Sicilia, proprio recentemente, sottolineava come lo smisurato aumento delle coltivazioni di cannabis era dettato da due principali fattori economici: il basso investimento e la facilità della stessa coltivazione. Affermava altresì, che di tale aumentato impegno agreste ne beneficiava la mafia. La Calabria e la Sicilia sono terre in cui non passa giorno senza che vengano sequestrate piantagioni quasi industriali di canapa destinata a mercati del nord ed europei. Ipotizzare che, in territori in cui il controllo mafioso è capillare, un privato cittadino possa destreggiarsi con migliaia di piante è esercizio arduo. Eppure, Gratteri, questo afferma.

Sappiamo ormai che da più istituzioni, l’auspicio che si provveda a normare il consumo di massa di droghe derivate dalla cannabis, ha assunto una dimensione corale. Ultimo, lo stesso Cantone, magistrato anche lui di lunga esperienza che si aggiunge ad innumerevoli esponenti delle forze dell’ordine e della magistratura oltre che della medicina e della politica.

Eppure, sordi a questo coro, appaiono i governi che nel tempo si succedono dimostrando quanto la politica sia debole in questi ultimi decenni. Perché se è vero che tutte le questioni che implicano scelte di coscienza cercano di essere emarginate in un limbo estremo in cui non si decide mai ( basti tra tutte le questioni etiche del fine vita ) è anche vero che ormai i dati sui benefici economici di una legalizzazione della cannabis, alla luce delle esauste casse dello stato, imporrebbero, al contrario, una accelerazione.

Eppure questo non avviene: al contrario assistiamo ad un fiacco dibattito che si limita a riportare da almeno dieci anni il risultato delle solite ricerche che ci dicono che sugli adolescenti, la cannabis, potrebbe avere effetti devastanti. Affronterò questa questione in un altro scritto: mi limito, per ora, a rimarcare ( cosa che sarebbe ora rimarcassero i soliti conduttori di talkshow ) che la legalizzazione della cannabis riguarda solo il mondo adulto fermo restando che il mondo adolescente e minorile sarebbe normato a parte prevedendo severissime pene a chi cede o vende tale sostanza.

Il tono fiacco dello stesso mio scritto denuncia la mia personale stanchezza nel dovere, anno domini 2017, ripetere dopo migliaia di dibattiti, articoli, confronti le stesse identiche parole: proibizionismo, stigma, carcere, processi sono molto più dannosi della sostanza che si vorrebbe combattere. Se tutto questo avviene, maliziosamente penso, è perché lo si vuole. Si vuole che alcuni guadagnino e si vuole che una buona fetta delle forze dell’ordine e della magistratura, della burocrazia statale siano assorbite da questa dannosa guerra al nulla.

Perché è chiaro che oltre ai mancati introiti, enormi per incidenza di consumo, nei benefici verrebbero annoverati anche i costi di una spesa ingentissima che vede migliaia di persone, ogni santo giorno, impegnati nel fermare, arrestare, processare, colloquiare, ascoltare gli innocui consumatori di canne.
Penso, che, unica soluzione a questa paradossale e immobile situazione, sia, per pura protesta e disobbedienza civile, lanciare una gigantesca campagna che veda, i cittadini, fumatori e non, porre nei balconi di casa un vaso arancione con una piantina di cannabis: alla pari delle bandiere della pace, un fiorire di piante, che rimarchino, giorno dopo giorno, la codardia di un potere che nella indecisione pone le propria fondamenta.

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