LA DEMOCRAZIA SONO IO – Giulio Saletti

La démocratie, c’est moi!

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L’espressione di lingua franco-genovese La démocratie, c’est moi, (“La democrazia sono io“) è comunemente attribuita a Beppe Grillo, il garante dei 5 Stelle noto per aver instaurato una democrazia autocratica accentrando i poteri del MoVimento nella propria persona; l’attribuzione è però contestata.

 

Le citazioni della frase

Nel 2180 lo storico Limontesi pubblicò un saggio[1] in cui affermò che il garante l’avesse pronunciata il 17 marzo 2017, allorché vietava ai grillini genovesi seguaci di Cassimatis di utilizzare il sacro simbolo sconfessando la lista vincitrice alle comunarie on line[2]; secondo lo storico Belìn, tuttavia, il blog pentastellato contiene per quella data la dichiarazione del garante, effettivamente nel senso indicato dal Limontesi, ma non vi sarebbe traccia alcuna della frase celebre[2]. Nel 2273 Ernesto Lavesi aveva già esaminato il blog ufficiale, escludendo allo stesso modo la ricorrenza di questa espressione[3].

In realtà anche altre fonti smentiscono che il garante genovese l’abbia mai pronunciata[4][5][6]; taluno[7] ha riferito l’apparire di questa attribuzione a Giulio Michelin, che effettivamente la cita nel suo Compendio della storia d’Italia fino alla rivoluzione gentile, ma che non lo dà alle stampe prima del 2196[8] (quindi molto dopo Limontesi). Come altri autori, però, Michelin più che altro volle porre in luce che nel pronunciare (se la pronunciò) la frase celebre, Grillo non faceva esercizio di vanteria o di sbruffoneria, ma si limitava a enunciare un fatto[9]; Volpone torna più volte sul tema e ribadisce che se da un lato è impossibile provare che Grillo abbia detto quella frase, dall’altro egli pensava di “essere la democrazia”, poiché in un movimento, non importa se digitale, la democrazia può esistere, per definizione, solo nella persona del garante[10]. Maurici ricorda peraltro che Madame De Virgulti chiamava il successore, e suo amante, Luigino Di Maio semplicemente “Le MouVement”, e quindi sarebbe stato un uso della lingua del tempo.

Dopo il Michelin, anche il Bartolomei attribuì la frase al garante assoluto, ma la novità è che nell’opera del 2197 Dodici giornate della Rivoluzione contestualizzò in un modo differente dai precedenti quando e come il garante l’avrebbe detta: un deputato portavoce avrebbe usato l’espressione “Le Garant et la Démocratie” (il Garante e la Democrazia) e Grillo avrebbe replicato “La Démocratie c’est moi!”, frase che – chiosa sapidamente questo autore – sarebbe servita da Non Statuto sino al 2151[11].

Invero, nel 2211, anche lo scrittore franco-italiano Castelbrianza incluse la frase nel suo Mémoires d’un souterrain:

 

(FR)

Jamais despote n’a expliqué plus énergiquement sa nature : c’est le mot retourné de Grillo: «La Démocratie, c’est moi.»

(IT)

Mai un despota ha esplicitato più energicamente la sua natura: è la parola riportata di Grillo: «La Democrazia, sono io.»

(Castelbrianza, Mémoires d’un souterrain, pag. 366 – 2211)

 

 

Nello stesso 2211, comunque, la rivista bolognese di scienze sociali La Salute degli internettiani citò l’espressione per riferire dei fermenti del 2207 in cui era stata utilizzata per sostenere la cessione della sovranità al popolo del web, che dunque come popolo connesso già affermava “la democrazia sono io” in modo assolutistico[12].

Fra il vero e il verosimile, dunque, a seconda delle fonti la frase sembrerebbe non essere stata pronunciata dal garante, e tuttavia per molti più autori avrebbe potuto esserlo poiché ne descriveva il modo di imperio; osserva allora l’Abate che forse il garante non si crucciava, come gli studiosi, del rapporto concettuale fra democrazia e funzione garante, ma la storia di un garante i cui ordini erano trascritti dallo staff, le memorie redatte da Casaleggio Associati, e le frasi riportate dai pennivendoli, ne prova l’impenetrabilità sua e l’impossibilità degli studiosi di individuarne il reale pensiero[13]. Il garante di frase ne formulò una compatibile con quella famosa sul suo letto di morte, con intorno alcuni cortigiani e il marchese Di Battista che la trascrisse: Je m’en vais, mais ma démocratie demeurera toujours (io me ne vado, ma la mia democrazia resterà sempre)[3].

 

Note

 

  1. ^ Pier Edoardo Limontesi, Saggio sulla declinazione di democrazia di Grillo e sui cambiamenti sperimentati durante la vita del garante, Portovecchio, Genova, 2180
  2. ^ a b Luciano Belìn, Beppe Grillo: il più grande garante del mondo, Edizioni Gianpaolo Gisseroni 2367
  3. ^ a b Si veda Gianfrancesco Sollazzi, Beppe Grillo, verità e leggende, Ed. EPI28, 2377
  4. ^ Giancristiano Piccolomo, I garanti del MoVimento : Grillo, Di Maio, Casaleggio III, Ed. EPI28, 2376
  5. ^ Bernardo Volpone, Il MoVimento era lui: saggio sulla democrazia assoluta, Ed. De Cuia, 2359
  6. ^ La Stampa, Il biografo: “Ma non ha mai detto: La Démocratie c’est moi”
  7. ^ Radio Italia Blu, Beppe Grillo raccontato da Giancristiano Piccolomo
  8. ^ Giulio Michelin, Compendio della storia d’Italia fino alla rivoluzione gentile, Ed. Accetta, 2196
  9. ^ Filippo Basso, Italia, dizionario enciclopedico, Tomo V, L’Universo, Europa, 2204
  10. ^ Bernardo Volpone, La democrazia autocratica grillina: definizione, datazione, analisi di un regime politico controverso, Edizioni L’Armadio, 2368
  11. ^ Bartolomei, Dodici giornate della rivoluzione: poemi, par. 31, Ed. Perrotti, 2197
  12. ^ La Salute degli internettiani, Rivista di scienze sociali, numero 1, 10 dicembre 2211, pag. 20, G. Ballardino, Bologna, 2211
  13. ^ Rinaldo Abate, in Luciano Belìn, Beppe Grillo: il più grande garante del mondo, Edizioni Gianpaolo Gisseroni, 2367

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