DAVIGO MON AMOUR – Achille Saletti

Lo abbiamo capito: per PierCamillo Davigo, esperto generalista con cui suole definire intere categorie di cittadini, alla galera non c’è alternativa. Poi vi sono cittadini che per Davigo assumono un doppio ruolo: politici ed in quanto tali sicuramente colpevoli.

Nell’ultimo libello, – i giustizialisti –  uscito per i tipi del Fatto Quotidiano,  Davigo, insieme al suo collega Ardita, propone la seguente tesi: la giustizia fa schifo in quanto non  viene assicurata. La colpa è solamente della politica che, ingarbugliando sempre più le carte, paralizza l’attività dei magistrati (loro tutti o quasi eccezionali).

Ma quale è l’antropologia di un magistrato come Davigo? Parte da un dato del tutto condivisibile: il diritto in Italia, sia civile che penale, è diritto del tutto affievolito.  Ma siamo sicuri che le sue ricette siano le migliori? O che non riecheggino un diritto penale di stampo ottocentesco e ormai fuori contesto rispetto alle problematiche del presente? Oppure, Davigo, cresciuto nel culto delle legge ed ordine, realizza che, causa  complessità sociale, per mutare  condotte e attitudini, le ricette oltrepassano la processualistica? E non lo tollera?

 

Annoto alcune cose:

  1. Davigo, quando la colpa non è dei politici solitamente la addossa agli avvocati, rei di perdere tempo per puntare alla prescrizione. Nella messa di numeri che offre al lettore per apparire più convincente tace del fatto che il 72% delle prescrizioni (dati del ministero della giustizia) avviane prima ancora del rinvio a giudizio, dimensione temporale su cui gli avvocati ben poco incidono al contrario della magistratura.

  2. Da Davigo il suggerimento teso a evitare processi prescritti e quindi il ripristino della legalità si ferma alla sospensione della prescrizione. Ora, uno dei cardini giuridici su cui si posa l’efficacia deterrente e riparatrice del diritto riguarda la rapidità con cui si svolgono i processi. Rapidità che soddisfa sia la parte lesa sia il reo posto che un uomo condannato dopo dieci anni è un altro uomo. Siamo sicuri che la rapidità si raggiunga sospendendo la prescrizione? Non sarebbe meglio rivisitare il Codice rocco ed intervenire depenalizzando reati e legislazioni (quelle sulla droga ad esempio) che occupano gran parte della processualistica italiana? Di questo nulla dice, forse timoroso di sembrare un poco troppo progressista. O, udite, udite, togliendo l’obbligatorietà della azione penale magari indicando nel parlamento (a maggioranza qualificata) l’indicazione di quali reati punire e quali derubricare ad illeciti amministrativi (anche con multe pesantissime).

  3. Per Davigo esiste solo la galera come pena: gli sforzi fatti dalla criminologia nel indicare la galera come risposta del tutto inneficiente alla rivisitazione del reato sono stati vani. Eppure, sappiamo, che per i colletti bianchi, più della galera (alla pari della mafia) ciò che si teme maggiormente va nella direzione della confisca delle ricchezze, parte delle quali accumulate con reati contro la pubblica amministrazione o finanziari. Per i piccoli reati, più della galera i servizi socialmente utili.

  4. Davigo denuncia la carenza di organici (mancano 1200 magistrati all’appello) ma nulla dice della sovrabbondanza di magistrati posti fuori ruolo nei vari ministeri, authority , partecipate (svariate centinaia e centinaia)

  5. Davigo tace, vergognosamente, sulle progressioni di carriera della sua categoria che fanno si’ che anche un imbecille possa arrivare ai vertici della categoria. Forte del fatto che la produttività è alta (ma i magistrati onorari li considera o fanno parte dei paria della giustizia, perché in quei dati da lui citati sono da considerare l’altissimo numero di processi civili e penali da loro lavorati) Davigo si assolve. Si badi bene che nei processi chiusi che fanno parte di tali dati vi sono anche quel 72% di processi prescritti prima ancora di vedere un eventuale rinvio a giudizio

Per tutte queste ragioni Davigo piace ai semplici di spirito: una sorta di Salvini in toga per cui, se fosse data carta bianca alla magistratura, vivremmo in una sorta di paradiso legale in cui il delinquente viene immediatamente acciuffato e punito.

Si ricordi che lo sbaglio giudiziario per Davigo non esiste: esiste un innocente di cui non è stata dimostrata la colpevolezza.

Esattamente quello che mi non mi avevano spiegato all’università.

 

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