QUANDO LE BOMBE RUBANO LA MUSICA – Annarita Cusano

1982. Tra Londra che chiama e l’insicurezza se partire o restare, esce Rock the Casbah, brano storico dei Clash. Torniamo qualche anno indietro, 1979: in Iran, a seguito della rivoluzione Islamica, viene applicato il divieto di musica occidentale. Un giorno Bernie Rhodes, produttore dei Sex Pistols e dei Clash, riferendosi al fatto che ultimamente la band produce brani lunghi, si rivolge a loro “ma deve essere sempre lungo come questo rāga?”. Joe torna all’hôtel Iroquois e butta giù la frase “The King told the boogie-men ‘you have to let that rāga drop’.”

Il titolo, invece, “Rock the Casbah” viene in suggerimento grazie a una jam session con il violinista Tymon Dogg, a seguito di una ripoduzione di scale orientali “Rock the Casbah!” Escala. E nasce la leggenda. Il brano è un melting pot, un crogiuolo per unire religioni e razze diverse proprio attraverso il linguaggio universale della musica. Ora accade che durante l’operazione americana in Iraq, Desert storm del 1991, alcune bombe furono lanciate dagli americani e l’inno fu proprio Rock the Casbah. Nel documentario “Joe Strummer the future is unwritten”, un amico di Strummer dichiarerà di aver visto Joe in lacrime. “Non avrei mai potuto immaginare che una mia canzone potesse finire su una bomba”. Questo è il destino di molti brani nati per comunicare con un linguaggio semplice e universale come la musica, che vengono interpretati all’occorrenza come Killing an arab dei Cure o Every breath you take dei Police, la prima canzone sullo stalking, tra le più suonate ai matrimoni.

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