DI MAIO, ARDITA, DAVIGO E LA FAVOLETTA DEI CRIMINALI RUMENI IN ITALIA – Achille Saletti

In principio fu Sebastiano Ardita, conosciuto procuratore della repubblica e autore insieme a Piercamillo Davigo di un poco ( parere personale ) pregevole libretto sulla giustizia italiana. In sintesi, il nostro procuratore ha detto che un imprecisato Ministro della Romania gli avrebbe detto che il 40% delle richieste  di mandati di cattura di cittadini rumeni ( ergo criminali ) proviene dall’Italia.

Caspita: ne deriva, sempre secondo Ardita, che 4 su 10 delinquenti rumeni scelgono l’Italia per delinquere. Tesi, per altro, sostenuta insieme a Davigo nel sunnominato e poco aureo libretto.  Chiaramente chi poteva riprendere simile notizia e lanciarla dal proprio profilo? Il Vice presidente della Camera. Onorevole Di Maio, noto ai più come candidato in pectore o aspirante tale,  alla presidenza del consiglio. Ora, il vice presidente che, immaginiamo, ha ai suoi comandi un piccolo esercito di assistenti, consiglieri, archivisti, centro studi e pensa di essere molto intelligente che cosa fa? Controlla questo dato?  Macchè lo riporta, pari pari , pensando di fare un grande figata.

Questo è.

E dunque,  e lo spiega perfettamente il sito Wittgenstein, con articolo a firma Luca Sofri,  in cosa consiste l’inghippo? Consiste in questo: i rumeni in Europa sono circa 2.5 milioni di uomini e donne la cui stragrande maggioranza sostiene alcuni settori dell’economia ( si pensi alle badanti ) ed è composta da onestissimi e laboriosi lavoratori. Di questo numero più di un milione risiede in Italia. Ora facendo una di quelle equazioni che, se ricordo bene già alle medie ti insegnano,  si scopre che il numero presente in Italia è esattamente il 40% del numero dei rumeni residenti in Europa fuori, chiaramente, dal loro paese.

Che, quindi, il 40% dei mandati di cattura provenga da un paese in cui risiede il 40% dei rumeni in Europa non solo pregiudica le intemerate affermazioni di Davigo e Ardita in merito al nostro paese, scelto per ragioni di turismo criminale,  ma restituisce senso ad una affermazione che, per pressapochismo e funzione di chi l’ha fatta, di senso non ne ha proprio.

E veniamo al nocciolo della questione: passi Di Maio che credo non abbia nemmeno gli strumenti per comprendere le affermazioni che fa a causa di lacune strutturali sui temi che tratta quotidianamente,  siano essi economici o giudiziari. Ma che pensare di Ardita?

Perché questo discorso lo ha fatto pochi giorni fa di fronte a platee di giornalisti riunitesi per commemorare uno dei due cofondatori del movimento 5 stelle. Nel silenzio dei giornalisti presenti che pure scrivendo tuti i santi giorni di immigrazione, razzismo, criminalità qualche dato lo avrebbero pur dovuto immagazzinare , in tutti questi anni, che pensare di uno stimato alto magistrato il cui ragionamento si basa su logiche da baretto periferico in cui, alla cinque della tarde, ogni affermazione è concessa?

Mi aspetterai, più che da Di Maio, dallo stesso Ardita un chiarimento su una simile affermazione. E possibile che abbia elementi che non ho ben capito ma se le cose stanno così mi viene da pensare che le elaborazioni dei centri studi del Ministero di Giustizia si debbano dotare di competenze maggiori. Giusto per non creare ulteriori tensioni in una Europa che di tensioni ne ha già abbastanza.

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