“MA TUTTO QUESTO ALICE NON LO SA”. LE DONNE NELLA CANZONE D’AUTORE ITALIANA – Camilla Di Pace

Tante, tantissime. Alcune con i loro nomi alcune no, ma tutte inevitabilmente indimenticabili. Diverse, incantevoli, sacre, profane, puttane per un giorno o per una vita.  Dalla De Andre e De Gregori le hanno cantate. Sono le donne della nuova letteratura italiana, si perchè anche la canzone è una forma d’arte letteraria . Lo è in tutto è per tutto. Lo è perché la canzone è una forma di racconto, di denuncia sociale. Lo conferma la recente assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan. Come vengono trattate le donne nella canzone italiana d’autore? Iniziamo la nostra analisi parlando di Alice di Francesco De Gregori. La contrapporremo alla Donna cannone scritta dallo stesso cantautore romano. Alice è una principessa. Alice è la bellezza.  È l’inquietudine giovanile. È una donna che non conosce risposte, che guarda il mondo con occhi innocenti, fiabeschi. Alice è tanto ermetica, surreale quanto tenera e innocente. Alice forse è lo stesso De Gregori. Alice forse è in ognuno di noi. Ma Alice potrebbe rappresentare anche uno stereotipo della società. La ragazza non si fa domande, guarda i gatti in un giardino al sole, forse il nome Alice potrebbe starle addosso anche per la sua magrezza. Figura opposta a quella di Alice è la Donna cannone. Questa volta si parla di un personaggio di un circo. La donna è grassa, forse brutta. Insomma una di quelle persone rifiutate dalla società. é pure la donna cannone è sicura di sé, di trovare il suo amore. Scappa dal circo, metafora della società ma il circo la reclama. Ha bisogno di lei. La donna cannone si piace così com’è. Ama sé stessa. Se la Donna cannone butta il suo enorme cuore tra le stelle, Anna bell’Anna di Lucio Dalla lo getta nel mare, così che possa confondersi col corallo. Anna forse è una prostituta, incorniciata dal cantautore in un paesaggio marino, tra sassi dorati e conchiglie rotonde. La canzone è una struggente poesia d’amore. “Bene… se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia”, potrebbero essere idealmente consegnati a santa Lucia. Protettrice dei reietti della società. Anche essa cantata da De Gregori in una ballata semplicemente perfetta. Il personaggio di Santa Lucia viene invocato dall’autore in una preghiera neanche troppo laica. De Gregori dipinge la santa come una madre protettrice dei ciechi, dei bambini degli “inottibisti”. Santa Lucia rappresenta la fantasia, la democrazia, la purezza. Santa Lucia è un esempio supremo di madre. Nella canzone italiana le immagini delle madri sono tante e differenti tra loro. In 1940 di De Gregori la madre aspetta l’autobus, in una Firenze assolata, la guerra sta per iniziare, ma la madre è serena. Vestita di bianco. Diversa forse opposta alla madre di Cercando un altro Egitto. Qua la donna è in equilibrio sul camino, sta per entrare in una doccia a gas. La madre di Lucio Dalla di 4 marzo 43 è una ragazza madre. Lei forse rappresenta la Madonna, con il suo bambino che non a caso chiama Gesù. Lei è una Maria della guerra, è la Madonna che partorisce la vita tra le macerie. Anche le madri di De Andrè sono figure strane, stravaganti, ancestrali, contadine. Una su tutte è la madre sposa, cantata in una ballata tradotta da Brassens. Questo è un matrimonio contadino, celebrato in una rustica cantina di campagna sotto il temporale. La sposa sfoggia fiera il suo bouquet fatto di fiori di campo, mentre suo figlio già grande e quindi avuto fuori dal matrimonio suona una armonica come un organo da chiesa. Ma se si parla di madri deandreiane non si può non parlare della figura di Maria, che sorge potentissima nella sua dolcezza e sconfinata sofferenza. Essa è figura costante e intenta nelle canzoni di De Andre. A partire da Ave Maria in sardo scritta nel 1981, sostenne preghiera alla vergine. Ma il fascino della vergine emerge la dove De Andre lasciando perdere la preghiera del popolo assegna sembianze umane alla madonna e a suo figlio. Maria piange per lui, si dispera, soffre. Lo vorrebbe solo figlio suo e non di Dio. Lo vorrebbe umano, non vorrebbe vederlo morire. Per ragioni di spazio ho dovuto tralasciare molte figure. Mimì di De Gregori. Le ragazze di terza di classe ancora di De Gregori. Sally di Fabrizio De Andrè. Anna di Anna e Marco e altre ancora. Certamente tutte queste donne in apparenza diverse hanno tutte una cosa in comune: IL BISOGNO D’AMORE. Sono donne che vivono ai margini. Alcune al porto di Genova, altre nelle periferie romane, altre ancora in posti che neanche conosciamo ma che possiamo solo immaginare. Tutte diverse ma tutte fragili, enigmatiche e soavi. Fragili come gli amici di De Andrè, enigmatiche e soavi come le canzoni di De Gregori.

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1 Comment on "“MA TUTTO QUESTO ALICE NON LO SA”. LE DONNE NELLA CANZONE D’AUTORE ITALIANA – Camilla Di Pace"

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Bravissima Camilla !!!

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