QUEL VECCHIO CAPANNONE PER IL TABACCO IL DUCE E MIO PADRE – Enrico Nascimbeni

Da Milano, quando ero bambino, ovviamente seguivo mamma e papà quando una volta al mese in auto  tornavano nel loro paese di origine. Sanguinetto. In provincia di Verona. Passavamo all’andata da un paese che si chiama Ca Di David. E tutto andava bene. Poi il weekend passava sereno. E si tornava. Ed era allora che mio padre impazziva. A Ca Di David sulla strada c’era un capannone per il tabacco con su una faccia del duce e una scritta che inneggiava a lui. Residuo del fascismo. Mio padre fermava l’auto. Scendeva. E inveiva contro quell’immagine dipinta. La parola più delicata era “fiol de na troia”. Poi si calmava. E ripartivamo. La cosa si ripeté per anni. Finché non cancellarono quella faccia da quel capannone. Ps.  All’andata ovviamente il capannone restava alle spalle e a mio padre non affioravano ricordi di Resistenza (fu partigiano), persecuzioni razziali alla nostra famiglia, deportazioni nei lager.  Morti nelle camere a gas.

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