LA LIBERAZIONE DI MIO NONNO BEPI – Enrico Nascimbeni

La Liberazione per mio nonno Giuseppe Nascimbeni, colonnello, antifascista, fu diciamo un momento particolare.

Era notte fonda a Sanguinetto in provincia di Verona, il suo, mio, quello di mia mamma e mio papà, paese. In quel paese era di stanza un battaglione di alpini. Che erano ubriachi ventiquattro ore su ventiquattro. Fu uno di quelli che a notte fonda andò sotto la finestra di casa di mio nonno, detto Bepi. Era parecchio alticcio il soldatino. E vedendo tutto chiuso, cominciò a prendere a sassate la finestra della camera da letto di mio nonno, e di mia nonna Gemma. Nessuna risposta. Altri sassi. Mio nonno spalancò la finestra e: “Che cazzo vuoi” (lo disse in dialetto). Il soldatino ubriaco e barcollante e con la bocca impastata disse: “Sior Nasimbeni, essendo lei la più altra carica militare del paese ed essendo che l’Italia è stata liberata dai “fasisti” e “nasisti” le offro il comando di Sanguinetto”.

Mio nonno Bepi lo mandò in mona, richiuse la finestra e tornò a dormire.

Solo la mattina capì che quel soldato aveva detto il vero. Prese il comando del paese e arrestò il podestà. Ma non lo fece fucilare.

Mio padre era lontano a combattere con i partigiani. Questa era la preoccupazione di  mio nonno Bepi. Del resto tutto sommato non gli interessava nulla. Mi hanno raccontato che si accontentò di puntare la pistola ai fascisti del paese e gli disse: “La vaca de vostra mare fasisti de merda fora dai cojoni non voglio vedervi più”. Questa fu la Liberazione di mio nonno Bepi.

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