CERCASI UNA D PER IL PD – Roberto Manfredi

Le primarie del PD hanno evidenziato per l’ennesima volta, e non se ne sentiva il bisogno, che il partito è affetto da una grave sindrome patologica, talmente grave che nessun luminare dei comportamenti umani, potrebbe spiegare dal punto di vista scientifico, sociologico, né da quello strettamente politico. Un nuovo gioco dI Facebook potrebbe essere quello di indovinare il significato della lettera D nella sigla del PD. D come Demotivato ? Decadente ? Distratto ? Deluso ? No. Vincerebbe senz’altro Diviso. Nulla di nuovo sotto il sole, per carità, ma visto come è messo il Paese, avere alla guida il Partito Diviso non è che sia un fatto marginale. Ogni volta che qualche esponente del PD va in televisione, negli innumerevoli talk show, ha già la risposta pronta alla seguente domanda:
“Perché la sinistra non riesce ad essere unita ?”.
Ci si aggrappa al significato della parola Democrazia, del libero Dibattito che pur allineandosi al Duopolismo deve rappresentare il confronto delle varie opinioni, idee e programmi. Fin qui tutto bene, ma quando storicamente, si spaccia per Democratico, l’ostinato scissionismo, allora qualcosa non torna. Chi ha visto su Sky il confronto dei tre candidati alle primarie è come se avesse visto la cartella clinica del Partito. Oggi tutti i quotidiani cercano inutilmente di analizzare il fenomeno. Renzi apre a Pisapia, solo se non partecipa D’Alema. Cuperlo, il più sofferente nel PD annuncia sottovoce il suo addio dopo le primarie. Michele Emiliano conferma di rimanere nel Partito giocando di sponda con la sinistra contro Renzi. Di Bersani e D’alema sappiamo già tutto, quindi il nodo delle alleanze si fa ancor più intricato. Ma non è tutto. La sindrome del noto Tafazzi, risorge persino nella Divisione tra PD, MDP e Sinistra Italiana in occasione dell’anniversario di Gramsci, fondatore del PCI. Il titolo di Repubblica è Devastante:
“Tutti da Gramsci ma divisi. Le sinistre in lite sulla tomba”. Meraviglioso.
A questo punto chi può stupirsi se il numero dei votanti alle primarie, non raggiungerà il milione previsto ? Renzi ha già messo le mani avanti, giustificando la Debacle , grazie alle Divisioni interne al Partito. Come cantava Enzo Jannacci…. “Eh….se me lo dicevi prima ?”.
Quali soluzioni quindi per Districare l’ingranaggio ? E’ certo che la parola Democratico in questo contesto, o meglio il suo significato, va ripensato e rinnovato, dato che non è più funzionale al consenso, né ai numeri. Verrebbe da pensare che sarebbe più funzionale, anche se oltremodo oltraggioso, rifondare il nome e il Partito con una nuova sigla PD, cioè Partito Dittatoriale, laddove il Dittatore ( si fa per ridere, eh ? ) resta Matteo Renzi. Piaccia o non piaccia, la rotta di una nave la Decide il comandante, non lo chef, il mozzo o il capo della sala macchine. Ovvio che il comandante non può essere uno come Schettino, altrimenti si va alla Deriva o peggio ancora a fondo, ma questo è scontato. Però dato che la Costituzione non prevede giustamente la Dittatura, ma la Democrazia, si potrebbe creare un fresco neologismo, vale a dire una sana e consapevole Demottura o Dittacrazia. Una terza via, che consenta un confronto, ma anche il mandato unico a chi deve prendere la Decisione finale sulle sorti non solo del Partito, ma del Paese. Qualcuno ha battezzato questa soluzione la Deriva Autoritaria, sventolando lo spettro del regime, ma il punto resta. Se alla guida del Paese c’è un Partito Diviso in tutto e per tutto, che in nome di una presunta Democrazia rende inefficiente il suo leader facendolo contare meno delle sue correnti interne, si potrebbe anche pensare di fare il contrario, chiunque sia il leader designato. L’Italia non è la Turchia, la Nigeria, la Corea del Nord. Resterebbe comunque un Paese non nazionalista, con le sue molteplici differenze culturali e tradizioni in ogni sua Regione. E poi sappiamo bene che i mandati di potere, come gli Stati Uniti insegnano, durano dai quattro agli otto anni, poi si ricomincia da capo. E’ un valore che resta nella vera Democrazia. Ragion per cui, chi ha voglia di andare ancora a votare ai seggi o nei gazebo, lo faccia scegliendo tra Partito Democratico o Partito Dittatocratico. Oppure vada a fare il ponte del 1° Maggio, l’unico ponte che gli italiani riescono a fare.

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