DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI SICUREZZA – Giulio Saletti

 

Chi mi spiega come ragiona la politica quando si parla di sicurezza? Il dubbio mi è venuto l’altro giorno, leggendo le statistiche del ministero dell’Interno su furti e rapine nell’ultimo triennio. In tre anni, 2014-2016, le rapine sono scese da 39.236 a 32.737 (-16,5%) e i furti da 1.573.213 a 1.340.833 (-14,8%). Ma più interessante ancora è il dato sulle rapine e sui furti in abitazione (-21,3% e -16,8%) e sulle rapine nei negozi (-21,9%). Solo per i furti in negozio il calo (-10,6%) è un po’ inferiore alla media. Poi vedo che alla Camera approda in aula la legge che allasca la legittima difesa. Possibile? mi chiedo. Meno reati, più libertà di sparo? E poi dove, in casa e in negozio? proprio là dove il rischio va gradualmente scemando? E allora perché i nostri politici – destra e Lega ovviamente, ma anche i centristi e il Pd che va a ruota – promettono il far west? Spiegazione corrente: cavalcando le paure, la politica macina consenso.

La gente, si dice, è terrorizzata, si sente assediata e minacciata. In un clima da cape fear chiunque deve potersi difendere. E poco cambia se quel promontorio della paura è solo immaginario, conta la sicurezza percepita. Un po’ come il meteo: 20 gradi veri, ma sulla pelle ne senti 25. E’ in effetti storia antica. L’aveva intuito anni fa, molti anni fa, William Thomas. Il suo ‘teorema’, chi ha qualche rudimento di sociologia lo sa bene, fu una piccola svolta nelle scienze sociali: se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze. Il mondo oggettivo si incurva verso il mondo virtuale.

Tutto chiaro, si asseconda la pancia dell’elettorato per lucrare sul voto. Sembra una spiegazione sensata. E però, qualcosa non mi torna. Prendiamo le polemiche sui vaccini, rinfocolate qualche giorno fa da un servizio di Report. Le statistiche del ministero della Salute segnalano che in soli tre mesi si sono ad esempio registrati più casi di morbillo (1.010 al 26 marzo) che in tutto il 2016 (844), un + 230% a parità di periodo. Tanto che i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta hanno messo in allerta gli americani in partenza per l’Italia. E la ragione è che gli italiani si vaccinano di meno. Possibile? mi chiedo. Più epidemie, meno vaccinazioni? Ma si dice: la gente non si fida di Big Pharma, la gente teme che il vaccino sia peggio del virus, ha paura. Rieccola la sicurezza percepita.

Ci si sarebbe aspettati solidarietà antiscientista da parte dei politici. Non pesa anche qui la logica del consenso? Invece, stavolta, la levata di scudi (financo dei riottosi pentastellati) è stata lesta: opporsi ai vaccini mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Non conta ciò che percepiamo come pericolo, ma ciò che oggettivamente è il pericolo. Ragionamento ineccepibile. Ma perché non vale anche per la legittima difesa?

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1 Comment on "DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI SICUREZZA – Giulio Saletti"

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Massimo Matone
Ospite
Certo Achille !!! Se i dati del M.I. in tuo possesso sono veritieri (perdona il “se”, ma in questo paese ci sono ben poche certezze, soprattutto in materia di informazione) la tua osservazione è lecita ed il ragionamento ovvio. Mi permetto però di farti osservare che le dimensioni sono leggermente diverse nei due confronti. L’insicurezza è sicuramente una percezione di proporzioni maggiori rispetto a quella riguardante i vaccini che fortunatamente riguarda una piccolissima parte della popolazione (disinformata) e quindi scarsamente difendibile anche dalla classe politica che, anche senza avere un cervello sviluppato, ben fa a mettersi contro le tesi antiscientiste.… Leggi il resto »
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