LEGITTIMA DIFESA: E’ NATO PRIMA IL GIUDICE O LA GALLINA? – Mattia Feltri

Fra i tanti aspetti surreali della discussione attorno alla legge sulla legittima difesa, l’ultimo ha a che fare con una diffusa obiezione: “Decide ancora il giudice”. Una frase che compare nei titoli di prima pagina di alcuni giornali: “Ma decide ancora il giudice”.
Sono imbarazzato, credetemi. E sconfortato. E’ come se a un corso di cucina uno dicesse “ma per far bollire l’acqua devo ancora accendere il fuoco sotto la pentola”. E che cosa dovrebbe far bollire l’acqua? E chi dovrebbe decidere se non il giudice? Se c’è una legge, chi deve decidere se è stata violata oppure no? Un vigile urbano? Un vicino di casa? Gatto Silvestro? Funziona così, il mondo: se c’è un’ipotesi di reato, la polizia giudiziaria indaga, il pm raccolte le prove decide se sono sufficienti o no, il giudice giudica. Ossia, se un uomo entra in casa mia e io gli sparo, dopo tutta la trafila un giudice deciderà se la mia è stata legittima difesa oppure no. La legge ha allargato le maglie, ha ampliato il concetto di legittima difesa, ma non è questo il punto. Faccio un esempio: se un uomo entra nella mia tabaccheria e io gli sparo, chi decide se era legittima difesa oppure no, se non il giudice? E cioè, l’uomo voleva davvero fare una rapina? Era solo un mezzo matto? Che cosa aveva in mano? Niente? Un coltellino svizzero? Una mazza da baseball? Una pistola? Un kalashnikov? Perché se no (dico per assurdo) entra nella mia tabaccheria l’amante di mia moglie, io lo ammazzo e poi autocertifico che quello voleva fare una rapina. Non esiste nemmeno nel mondo di Tex Willer.
Si dice che c’è troppa discrezionalità, ma non vuol dire niente. Sempre c’è la discrezionalità del giudice. La giustizia è amministrata dagli uomini, che possono dare più peso a un elemento e meno peso a un altro. Infatti spesso le sentenze di primo e secondo grado sono molto difformi l’una dall’altra. Potrà non piacere, ma la giustizia di questa terra è umana, non divina. Non c’è alternativa in natura alla decisione e alla discrezionalità del giudice. Anzi, un’alternativa ci sarebbe: sostituire il giudice con una app. Ci si arriverà, forse. Ci piacerà?

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