I PICCOLI E INSIGNIFICANTI GIARDINI DI FACEBOOK – Enrico Nascimbeni

Correva l’anno 1985. Venni assunto alla cronaca nera de Il Giorno. Il primo articolo me lo fecero fare dopo circa sei mesi. Dovevo scrivere tre righe. Uno che si era gettato sotto un treno della metro. La vita e la morte di un uomo in tre righe. Sudai freddo e mi venne corretto circa una trentina di volte. Il resto del tempo al giornale lo passavo guardando quello che facevano gli altri. Cercando di capire i meccanismi più semplici, che sono i più complicati, del giornalismo. Venivo mandato a prendere il caffè per tutti. A volte delle pastarelle. E ogni tanto un comunicato lasciato in una cabina telefonica da Prima linea o dalle Brigate rosse. Dopo un anno e mezzo cominciai a scrivere i miei primi articoli firmati. Ed ero felicissimo. Ovviamente di scrivere un commento ad una notizia. Dicesi elzeviro. Manco se ne parlava. Era cosa da veterani. E quando dico veterani parlo di giornalisti che avevano almeno trent’anni di mestiere alle spalle.

E con la macchina del tempo arrivo ad oggi. Con l’avvento di internet le notizie sul web sono relativamente poche. I commenti tantissimi. E chiudo velocemente il cerchio. Da qualche tempo dirigo un giornale web. Piccolo. Ma molto letto perché sta crescendo in maniera esponenziale. Una delle particolarità di questo giornale è che tutti, in teoria, ci potrebbero scrivere sopra. Ma. Pochissimi sono quelli che per ora lo fanno. Mi sono chiesto il perché. E una delle tante risposte che mi sono venute in mente ora la scrivo.

Perché per molti è più bello avere il proprio giardino su Facebook. Pieno di mi piace e bene bravo bis. Alcuni di loro li ho invitati a scrivere su BorderOnLine. Manco mi hanno risposto. Troppo indaffarati a curare le azalee dei loro giardini personali colmi di sconosciuti (come loro) adoranti. Poco importa se sono dei principi e principesse del nulla. E dico questo perché quello che uno scrive su un giornale resta per sempre. Quello che uno scrive su un social resta…per qualche ora.

Scrittori, intellettuali, artisti vari, idraulici, segretarie, disoccupati e disoccupate. Una fauna che aumenta a dismisura. Che non comprende che per fare quello che adesso viene chiamato “opinionista” ci vorrebbero solide basi culturali e conoscitive.Tutti opinionisti. Ma sul loro muro. E chissenefrega  se c’è un nuovo giornale registrato al Tribunale di Milano (quindi un giornale vero) che gli offre una possibilità di una vetrina seria e che seriamente gli può servire. Preferiscono i loro giardini di Facebook. Una fama quanto mai inesistente.

Un’ultima cosa. Tutti hanno incominciato a fare il giornalista o la giornalista. Raramente si trova un giornale (vero) che ti offre la possibilità di dire la tua su ciò che vuoi. E questo giornale sta marciando alla grande. L’idea sta funzionando. Anche senza, bontà loro, gli arrogantelli e sfigatelli giardinieri di Facebook. Che annaffiano erba sintetica. E concimano con cura dei mi piace. Ho letto da qualche parte questa frase che condivido in toto. “Essere famosi su Facebook è come essere ricchi con i soldi del Monopoli”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz