SAMAN ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE PRO MIGRANTI MA… Lettera aperta del Presidente di SAMAN Achille Saletti

Lettera aperta di adesione alla manifestazione del 20 maggio.
Ci si fermi a ragionare, oltre che a marciare, sulle modalità di accoglienza ed integrazione.

Nel rinnovare piena solidarietà alle Ong che, in piena emergenza, salvano vite umane, Saman aderisce alla manifestazione ( Milano – 20 maggio – Marcia pro Migranti – )perché ritiene che l’accoglienza di disperati che fuggono da un quotidiano insostenibile, rappresenti il minimo comune denominatore che leghi l’essere umano ad altri esseri umani. Sia, in buona sostanza, cosa essenzialmente giusta.
Al tempo stesso ci rifiutiamo di sostenere la retorica di una buona fetta di Pubblici Amministratori, terzo settore, uomini e donne di buona volontà che si bea della parola integrazione sposandola con quella della accoglienza.
In Italia l’integrazione non esiste e non potrà mai esistere finchè si adotteranno queste politiche di accoglienza. Politiche dei grandi numeri non in riferimento alla somma complessiva di chi è ospitato ma in riferimento alle modalità con cui si privilegia un universo concentrazionario fatto di grandi numeri rispetto a frammentazioni infinite fatte di piccole e diffuse accoglienze.
Il nostro paese si è dimostrato paese capace di una generosa accoglienza e, al tempo stesso, promotore di una pessima integrazione grazie alle politiche che ha coscientemente deciso di adottare. Politiche giustificabili nei primi anni del fenomeno, e assolutamente da rigettare e rifiutare, unitamente al termine “ emergenza “, nel corso di questi ultimi anni.
C’è di peggio: la mancanza di laicità nell’approcciare a questo fenomeno peserà sulla coscienza dei tanti che in maniera acritica, seppure in buona fede, accettano tali modalità anche a causa del crescente disagio che l’impatto di concentrazioni numericamente importanti hanno sul tessuto sociale.
Ci si domandi perchè tutti, dicasi tutti, gli interventi in ambito sociale prediligano il contesto misurato e numericamente piccolo in cui ospitare diverse forme di marginalità, disagio, estraneità sociale, rispetto ad universi in cui concentrare numeri importanti di persone. Ci si domandi se tale scelta, pur economicamente meno appagante se non penalizzante, non sia frutto di esperienze maturate da migliaia di Onlus che nel corso degli ultimi decenni hanno permesso a centinaia di migliaia di persone di sopravvivere ad un destino che altrimenti sarebbe stato molto diverso. Hanno permesso a quelle persone di potere raccontare la loro vita unitamente alla vita di chi li ha accolti senza creare, con tali interventi, una sormontante percezione negativa che si traduce nel pensare che gli esclusi siano, di fatto, coloro che non rientrano in quelle categorie.
Ci si domandi infine se in rapporto a quelle diverse categorie, che un linguaggio burocratico definisce “ svantaggiate “ , l’accoglienza assolve al proprio compito che è compito di reale integrazione: lo si domandi partendo dal presupposto che non vi può essere accoglienza senza compenetrazione reciproca: tra chi è accolto e chi accoglie. E ci domandi se la scelta dei piccoli numeri non sia parte essenziale di quel processo.
Orbene, se siamo stati capaci di darci una risposta allora diventa ancora più preoccupante la mistica credenza che l’integrazione con il mondo dei migranti sia consequenziale alla loro accoglienza, sottraendo a quest’ultima la possibilità di essere svolta nei migliori dei modi.
Diventa falsa ed ipocrita l’attività amministrativa di tante Prefetture che assegnano , in gruppi di decine e decine di uomini e donne quando non centinaia, a multinazionali della carità il loro fardello quotidiano.
Ai grandi agglomerati di uomini e donne concentrati in un solo luogo, Saman non ha mai creduto ed oggi, ancor di più non crede. Se non si vuole uniformare, verso forme di xenofobia inconsapevole, fette sempre più consistenti di cittadini italiani, si cambi al più presto il registro. Si misuri la disponibilità dell’associazionismo e del volontariato chiamandoli ad un tavolo e chiedendo loro di quante persone riescono, realmente, a prendersi cura: con un pensiero di reale integrazione. Si cancellino tutti i progetti che prevedono grandi numeri sapendo già in partenza che i grandi numeri sono incompatibili con accoglienza e integrazione reale.
Si faccia ciò che si è fatto negli altri ambiti di lavoro socio assistenziale: si ritorni alle piccole dimensioni. Si caccino dalla possibilità di lauti guadagni le cooperative, vere o false, che ragionano solo in termini di costi di gestione e di economie di scala : ragionamento che porta inesorabilmente verso le scelte più lontane dall’empatia umana, e si avvicina al mero sfruttamento di opportunità sulla pelle di chi scappa da miserie, guerra, o fame.

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3 Commenti on "SAMAN ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE PRO MIGRANTI MA… Lettera aperta del Presidente di SAMAN Achille Saletti"

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Laura Antonelli
Ospite
Mi trovo concorde su quanto scritto da Achille Saletti circa l’accoglienza dei migranti la quale migliorerebbe se questa avvenisse in numeri più contenuti. Aggiungerei, rispetto al problema integrazione, una scelta più ragionata della collocazione delle sedi d’accoglienza. Spesso gli Enri per l’accoglienza che offrono gli spazi reperiscono questi ultimi in assenza di una progettualità; quindi non in base alle risorse presenti sul Territorio bensì alle strutture vuote disponibili (ex alberghi, capannoni, ex scuole) indipendentemente dalla loro collocazione territoriale. Spesso sono spazi isolati, mal collegati, privi di offerte di reti sociali già presenti. Se vincoliamo l’accoglienza all’integrazione questo crea un problema… Leggi il resto »
ENRICO NASCIMBENI
Member

Grazie per il tuo intervento Laura.

Vincenzo
Ospite
Condivido con i piccoli numeri per l accoglienza , ma credo che il problema di fondo, rimanga l inadempienza politica e culturale nel governare l immigrazione. Dalle innumerevoli sanatorie degli anni 90 ai giorni nostri , non è stato possibile realizzare una governance, in grado di svincolarci dall’approccio economico utilitarista dell’immigrazione ,traducendosi nella più profonda miopia , rispetto alla complessità del fenomeno . Inoltre, in conseguenza della riduzione del benessere. di larghe fasce della popolazione , negli ultimi anni si è sviluppato il pensiero migrante -sicurezza , ponendo esclusivamente l attenzione sulla pericolosità del “diverso” , come attore principale delle… Leggi il resto »
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