ACCOGLIENZA: SIAMO BRAVI ALL’INIZIO POI CI PERDIAMO – Mattia Feltri

Noi, come al solito, siamo straordinari nella fase dell’emergenza, o dell’immediata risposta, e subito dopo ci perdiamo. Vale per i terremoti, vale per i migranti. Tutti noi sappiamo che finiscono col giacere per mesi o anni in centri di accoglienza molto ben sovvenzionati pubblicamente, e sui cui bilanci non c’è alcun controllo. Non c’è nessuno sforzo di accoglienza successiva: compiuto il salvataggio, ogni cosa si ferma. Vorrei aggiungere che purtroppo, e come al solito (ma non è il vostro caso), si concretizzano due schieramenti, uno che vorrebbe accogliere chiunque e ovunque, e l’altro che vorrebbe rovesciare i barconi in mare a monito e scoraggiamento dei migranti successivi. Io sono per un’accoglienza ovvia, dell’umanesimo nel senso di Camus, ma molto ben gestita e controllata, e anche rigorosa, e persino impietosa, e sono più sconcertato che felice che ieri la Cassazione abbia detto che un sikh può fare il sikh, ma non circolando con un coltello addosso, per quanto senza filo alla lama. Nessuna tolleranza, direi, a ogni eccezione allo Stato costituzionale e laico, nessun coltello con o senza filo, nessun simbolo religioso, che sia burqa o niqab, che impedisca la riconoscibilità dei cittadini, nessuna legislazione parallela con matrimoni combinati, nessuna imposizione religiosa ai figli, nessuna distrazione davanti ad accenni di sharia. Questo dovrebbe essere il punto di partenza di una buona accoglienza e integrazione, non il punto di arrivo.

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