I NIRVANA: QUANDO L’UOMO SI E’ ACCORTO DI NON AVERE SCAMPO – Mattia Feltri

Non ho mai amato particolarmente i Nirvana. Solo un po’. Il suicidio di Kurt Cobain è nella mitologia dei nostri tempi, e la mitologia i tempi li spiega sempre benissimo. Questa è la loro canzone più famosa, è del 1991. E’ una canzone raggelante, è una canzone che chiude che il Novecento, con le sue utopie politiche capaci di dare un ruolo all’uomo, oltre la religione, e poi sfociate nel crimine collettivo. A quel punto si apriva il millennio nuovo, che prometteva la pace (e poi non è arrivata) ma insieme alla pace, e senza le utopie, e senza Dio, davanti a intere generazioni si è aperto un deserto lattiginoso. Siamo ancora a quel punto. E’ un periodo di smarrimento nell’epoca dell’uomo, di mancanza di appigli, per quanto fittizi, e la rabbia di oggi è figlia di quella rabbia e continua a essere senza risposte. Soltanto che le risposte non ci sono. Forse arriveranno, ma non ci sono.
Questa è la canzone della paura, dello sbigottimento, della ricerca di una piccola comunanza a cui aggrapparsi. E quel terribile urlo finale, che mi fa venire sempre i brividi, quel “a denial” straziante ripetuto nove volte, è esattamente il nostro buio di oggi. Eravamo i figli di Dio, eravamo l’uomo nuovo, ci sentiamo tutti denial. (Denial – rifiuto non inteso come spazzatura ma come un rifiuto, sia dato o ricevuto, ma le le interpretazioni di questa parola sono molteplici.)

Ps. Da molto tempo penso di scrivere un saggetto partendo da questa canzone. Un giorno o l’altro lo farò. Se non si capisce quel “a denial” non si capisce niente, non si capisce nemmeno Grillo, per andare piatti piatti. Per questo condivido poco dei grillini, ma santo cielo se li capisco. Sono venticinque anni che mi rimbomba in testa quel “a denial”, è come se l’umanità fosse uscita dalla fanciullezza, e avesse visto il baratro della sua condizione. A denial.

TESTO DELLA CANZONE TRADOTTO – “Carica i nostri fucili e porta i tuoi amici È divertente perdere e pretendere (fingere) Lei è ultra annoiata e troppo sicura di sé Oh no, conosco una parolaccia Ciao, ciao, ciao quanto sei depresso?  A luci spente è meno pericoloso Siamo qui, intratteneteci Mi sento stupido e contagioso Siamo qui, intratteneteci Un mulatto Un albino Una zanzara La mia libidine Sono peggio in quello che faccio meglio E per questo dono mi sento benedetto La nostra piccola tribù c’è sempre stata E sempre ci sarà fino alla fine Ciao, ciao, ciao quanto sei depresso?  A luci spente è meno pericoloso Siamo qui, intratteneteci Mi sento stupido e contagioso Siamo qui, intratteneteci Un mulatto Un albino Una zanzara La mia libidine E dimentico quello che assaggio Oh si, credo che mi faccia sorridere L’ho trovato difficile, era difficile da trovare Oh beh, comunque non importa Un mulatto Un albino Una zanzara La mia libidine Yeah, Un rifiuto un rifiuto un rifiuto…”

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