I RAGAZZI SI AMMAZZANO PER LA BALENA BLU O E’ UNA BUFALA? – Annarita Cusano

La Balena blu il “gioco” nato in Russia che invita i ragazzini a suicidarsi pare stia prendendo piede anche in Italia. Realtà o bufala?

Le informazioni sul Blue Whale sono vorticose e si accavallano di giorno in giorno. Al momento, quella che è certa è la paternità del Blue Whale, il gioco suicida, che è stata attribuita, dalla Novaya Gazeta russa, al social russo Vkontakte nel maggio del 2016. Non è un problema di scala mondiale, come molti media stanno riportando, e il numero dei suicidi in Russia da un anno all’altro non è cambiato. Ho chiesto personalmente come ci si gioca, nessuno mi ha risposto. La bufala, in primis, è l’effetto mediatico di una notizia, che, se vera, poteva essere derubricata a cronaca locale. Riavvolgiamo il nastro di dieci anni. Nel 2007, per opera della penna di Jay Asher, esce un romanzo, 13, una storia controversa: una ragazza si suicida e lascia 13 videocassette per 13 compagni di classe, in ognuna una colpa da svelare. Il libro è stato distribuito per la Penguin Book come Young Adults e viene tradotto in diverse lingue e distribuito in altrettanti paesi tra cui l’Italia. Nel 2011 la Universal Pictures ne compra i diritti. Da qui iniziano le riprese, “13 Reason Why” il titolo della miniserie, tra i cui produttori c’è Selena Gomez, e un suo brano è incluso nella serie. L’idea iniziale era quella di farne un film, proprio con Selena Gomez protagonista, poi si sceglie la serie. In America la serie è uscita su Netflix il 31 marzo, ha riscosso ottime recensioni sia dalla critica che dal pubblico. E ne è stata già annunciata una nuova stagione per il 2018. Ora, in Italia la serie in televisione non è ancora uscita, ma, mentre sto scrivendo questo pezzo, qualcuno tra i nostri figli sta digitando su Google “13 reason why streaming ita”. Avete capito a chi giova la storiella del Blue Whale?

NOTA DEL DIRETTORELa polizia italiana sta indagando su 40 casi di suicidio di ragazzini. A nostro parere questo “gioco” non è purtroppo affatto una bufala. E spiegheremo perché. Siamo però un giornale che rispetta tutte le opinioni, se ben motivate e documentate. Come ha fatto la nostra Annarita Cusano.

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