CASO RIINA : IMBECILLI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI – Achille Saletti

Nel surreale dibattito sul mafioso Rina scaturito dalle giuste e sensate parole della cassazione possiamo trarre due fondamentali insegnamenti:

  1. i frequentatori dei social non sono più in grado di comprendere testi scritti che si compongono di più di una decina di parole
  2. ci si dimentica che la situazione della salute in carcere ( come da più volte denunciato dai singoli osservatori ) è drammatica: oltre che per Rina anche per le svariate decine di migliaia di persone che si trovano a dovere affrontare una qualsiasi patologia dietro le sbarre.

Sul primo caso, penso ci sia poco da aggiungere a quanto detto da Eco. La percentuale di imbecilli, ignoranti, arroganti, lestofanti, forcaioli  che scrive e bivacca sui social rasenta numeri folli. Oltre alle precedenti prerogative, trasversale a tutti, c’è anche il vezzo di non comprendere un testo scritto: nella fattispecie il testo redatto dalla Corte di cassazione in merito al diritto di cura e di spegnimento di una vita in termini di dignità che, spiacerà a molti, investe anche il supermafioso Totò Rina.

La cassazione ha detto mille cose ma di certo non ha sentenziato in termini di diritto ai domiciliari per il pericoloso detenuto. Non so se i lettori si fermano al titolo di un articolo o, leggendo l’articolo, non ne comprendono il significato. Propendo per questa seconda ipotesi. L’analfabetismo di ritorno che Di Mauro iniziò a denunciare qualche decennio or sono colpisce anche chi, mio coetaneo o ancor più anziano, frequento scuole di cui allora si parlava benissimo. Ma questo è altro discorso.

Sul punto b, sarebbe cosa saggia limitarsi a rimandare al sito di Antigone ( www.antigone.it ) e troncarla lì. Ma siccome il punto A ci induce a pensare che chi vada su quel sito non comprenda cosa sta leggendo, mi limito a ricordare come la salute dei detenuti, nelle carceri italiane, è quanto di più precario si possa cercare oggi in Italia. Legata al buon cuore del singolo agente o dell’infermiere di stanza in infermeria interna al carcere ma soprattutto della efficienza del burocrate che, per gli esami specialistici o approfondimenti, dovrebbe farsi parte diligente con la rete ospedaliera esterna ai penitenziari, lascio a voi immaginare quale corollario di domandine, preghiere, minacce, suppliche debba assoggettarsi  il singolo detenuto se vuole accertarsi della reale condizione della sua salute o del decorso di una patologia.

Infelice eccezione a questo stato di cose, la somministrazione di psicofarmaci che, in carcere, vengono dati con inusitata semplicità. Per seguire protocolli terapeutici? Per patologie acclarate? Figuriamoci: per rincoglionire i detenuti che così scriveranno meno domandine, rivendicheranno meno diritti, romperanno meno i coglioni.

Indignatevi per Rina, mi raccomando. Poi, al suicidio di un detenuto, versate pure una lacrimuccia. L’ometto standard composto da giusti e buoni sentimenti lo rappresentate pienamente.

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1 Comment on "CASO RIINA : IMBECILLI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI – Achille Saletti"

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fabrizio.ibba@gmail.com
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fabrizio.ibba@gmail.com
i post senza foto o link non si leggono e non si guardano: tutti hanno troppa fretta. Poi anche la foto del post deve essere piacevole ed ispiratrice altrimenti il post viene saltato a pie’ pari. Hai perfettamente ragione sia sul bullismo da tastiera, che sull’assenza di umanità, meno male che la Cassazione ci ha ricordato come si ragiona. Anche se ci sono alcune cose da aggiungere… Riina da circa due anni non è piu’ sottoposto al 41 bis, ha 87 anni ed è gravemente malato in ospedale. La Cassazione ha ragione quando cita più volte “il senso di umanità”… Leggi il resto »
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