DAOUD L’ANIMA MUSULMANA DI CAMUS – Maria Livia Mischitelli

Dare una voce, un nome quasi un viso (quello di Camus?) agli oppressi e ai dimenticati di questa Terra, questa è la « missione » dello scrittore algerino di lingua francese che osò la trasgressione ultima (tra altre sue bravate « letterarie ») scrivendo una suite allo Straniero (1967) di Albert Camus, maestro indiscusso della letteratura francese di tutti i tempi. Un romanzo come una partitura di musica, tra silenzio e stile grandioso, che cerca di ritrovare l’armonia persa tra l’uomo e la sua Storia, l’uomo e il suo fratello, l’uomo e il senso della vita…

Nato nel 1970 in Algeria a Mostaganem (300 chilometri ad Ovest da Algeri), scrittore e giornalista di lingua francese (Il quotidien d’Oran), Kamel Daoud, attraverso uno stile tagliente quanto basta (che sotto certi aspetti ricorda quello del Maestro « profanato » a buon intento), ci offre una scrittura ovvero una « riscrittura » del mondo e della Storia. Qui l’« arabo » al contrario di quello di Camus ha un nome, Moussa, e una vita, un fratello che racconta la stessa vicenda narrata da Meursault (il personaggio protagonista di Albert Camus) 40 anni prima, questa volta dal punto di vista della vittima. Sotto la penna dell’autore che ricevette il Premio Goncourt (2015) per questo primo romanzo, il protagonista anonimo che Meursault uccise acquista una nuova dimensione, fraterna, universale. Diventa un protagonista a tutti gli effetti, non più « l’arabe de service », l’arabo di turno.

Daoud coglie l’occasione con questo seguito per tornare sugli anni di colonialismo francese in Algeria (1830-1954) ; ma ‒ e questo è il punto fondamentale ‒  lo fa con la premura, da grande pensatore e intellettuale che è, di farci riflettere sulla realtà attuale con la sua coorte di problemi di stampo geopolitico tra cui la ventata d’attentati sul mondo Occidentale.

Ma quale può essere allora il legame tra la vicenda giudiziaria Moussa-Meursault e l’odierno odio di una parte del mondo Musulmano nei nostri confronti ? Quale la parte di responsabilità nostra – sennò di colpa – nella realtà di oggi? Cosa sono gli errori che abbiamo commessi in passato, da non continuare a commettere più, se si vuol ritrovare l’armonia persa tra uomo e mondo ? Ma la si può ritrovare davvero? Kamel Daoud sembra offrirne l’opportunità attraverso una rilettura del passato ma anche un modo di scrivere e pensare, insomma una letteratura rivisitata coinvolgente ed edificante

Con lo stile senza compromissioni che lo caratterizza e il suo occhio da editorialista rinomato, Daoud con audacia (ma con rispetto e ammirazione verso Camus), « smonta » un monumento della letteratura francese nonché occidentale e ci invita a porci quesiti fondamentali. Ci invita ad interrogare la nostra Storia e noi stessi, quali abitanti della stessa terra, da un punto di vista capovolto, ovvero guardando il mondo attraverso gli occhi di un arabo musulmano (il fratello di Moussa), ricordandoci bene che siamo sempre « lo straniero » di qualcuno…

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