A TRAPANI C’E’ UNA MAFIA CHE SI CHIAMA APATIA – Achille Saletti

Tractatus de modo preparandi et condiendi omnia cibaria politica in Drepanum.

Siamo arrivati al dunque. La politica siciliana,  trapanese per essere precisi, ha schiaffeggiato ogni nostra fantasia in merito ad un concetto di democrazia che ci sembrava essere il “ meglio imperfetto”  di ogni forma di governo.

Non lo è: è preferibile il sorteggio, una forma monarchica, un governo a rotazione, un non governo, alla blasfema prova democratica di cui Trapani ha dato ampio ed articolato risalto. I fatti siono noti: il ballottaggio sarà giocato tra un candidato di centro sinistra ed uno di centro destra. Quest’ultimo afflitto da un provvedimento di carcerazione e con altre possibili spade di damocle sopra la capa. Talmente certo di rischiare di rifinire in galera da affermare nell’apatia generale che affligge parte degli elettori di trapani,che qual’ora fossse eletto non farebbe il sindaco.

Pago ma non domo se, invece di ritirarsi lasciando il ballottaggio all’altro candidato di centro destra nonché ferale nemico, preferisce trascinare nel baratro della pagliacciata l’intera città piuttosto che difendere , in quel territorio, le opache ragioni della democrazia.

Tutto questo, in italia, però ci mancava. E la bellissima Trapani ha voluto confermare la volontà di essere la città più mafiosa e misteriosa del nostro paese. Una mafiosità particolare, non quella classica della sopraffazione del forte sul debole, del ricco sul povero, della cultura omertosa su quella trasparente, ma, diabolica nella sua perfezione, della apatia e rassegnazione sull’ impegno e partecipazione.

Insomma i requisiti basici della democrazia, gli ingredienti principali dell’interesse per ciò che ti circonda villaneggiati, villipesi, tiranneggiati dal voto di molti e dalla scelta di uno.

Dei nomi, Fazio, poco ci importa.

Se fossi nell’incolpevole giocatore che sta sull’altra sponda ( Savona, espressione di centro sinistra ) una domanda me la porrei: ma ha senso tenere aperto il sacco per infilare, meglio, la blasfemia di questa liturgia elettiva? O, forma migliore di questa pagliacciata, non è un commissario che governi una città che non vuole sentire parlare di cambiamento?

I caschi blu dell’Onu, in Drepanum, non sfigurerebbero.

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