DALLA PARTE DI TIZIANO TERZANI – Stefano Pazzaglia

La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci e Il Sultano e San Francesco di Tiziano Terzani, le due lettere pubblicate sul Corriere l’indomani dell’undici settembre, rappresentano i sentimenti che ruotano attorno all’argomento trattato.

Oriana Fallaci scrisse il quindici, tutto d’un fiato, con rabbia appunto e odio aggiungo io. Odio per quei musulmani che, come lei racconta, campeggiarono alcuni giorni, indegnamente, davanti al duomo e alla torre di Giotto. La capisco, una delle cose più belle del Mondo, forse la più bella, della sua Firenze, lordata da una marmaglia semi selvaggia. Poi tanta ammirazione per quel nuovo Mondo, dove abitava, che lei sentiva vicino come un marito, anche se l’Italia restava la sua madre patria. Oriana incrocia memorie di guerra, drammatiche, con invettive contro l’Islam e contro chi lo difende o non ne capisce il pericolo imminente. Nelle sue parole non c’è mai una riflessione sul perché alcuni paesi arabi e musulmani sono in questa condizione che lei definisce medievale.

Molti, alla luce dei fatti di questi giorni, giudicano profetiche le parole della scrittrice Fiorentina. Aveva ragione, l’Islam sta sferrando l’attacco che lei paventava alla nostra civiltà, al cuore dell’Europa.

Terzani l’otto di ottobre risponde alla Fallaci.

Una parentesi: entrambi sono malati ma questo aspetto emerge, a mio avviso, più nelle parole, talvolta violente, di Oriana. Un po’, in verità, è anche il suo stile diretto, tagliente, senza tanti giri di parole.

Terzani risponde punto su punto citando San Francesco e la sua ricerca di stare con gli altri, di capire anche gli infedeli cercando il dialogo con il sultano. Il poverello d’Assisi, nel suo viaggio in terra santa a seguito della crociata trova infine l’incontro desiderato:

“Venne catturato, incatenato e portato al cospetto del Sultano. Peccato che non c’era ancora la Cnn – era il 1219 – perché sarebbe interessantissimo rivedere oggi il filmato di quel incontro. Certo fu particolarissimo perché, dopo una chiacchierata che probabilmente andò avanti nella notte, al mattino il Sultano lasciò che San Francesco tornasse, incolume, all’accampamento dei crociati. Mi diverte pensare che l’uno disse all’altro le sue ragioni, che San Francesco parlò di Cristo, che il Sultano lesse passi del Corano e che alla fine si trovarono d’accordo sul messaggio che il poverello di Assisi ripeteva ovunque: «Ama il prossimo tuo come te stesso».( cit. )”

Le posizioni di Tiziano, che come la sua concittadina girò il Mondo per capire, sono diametralmente opposte. La accusa di far morire con le sue parole la ragione e la compassione. E anche il suo giudizio sugli iuessè, come chiama più volte la Fallaci gli “States”, seguono questa logica. È severo con le responsabilità politiche americane e con il modello economico-politico di cui la Fallaci è fiera, portatore secondo lei di ogni bene ed erede del modello democratico della tradizione greca.

Io credo che l’Islam, come le altre religioni, sia una spiegazione della vita molto umana. Solo umana. Le religioni hanno provato a rispondere alle domande: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, cercando di dare speranza all’uomo che si dibatte disperato cercando di comprendere ciò che più teme: la morte.

Non credo che le guerre siano il risultato tragico di contrasti religiosi. Credo piuttosto che la religione sia una bandiera che richiama tutti coloro che hanno una stessa fede. Un catalizzatore. Lo è stato anche il marxismo nel novecento. Forse qualcuno crede che nell’Irlanda del nord la guerra fosse tra cattolici e protestanti? Che le crociate avessero l’unico scopo di liberare la terra santa? Che la guerra che sta vivendo il mondo arabo sia il risultato solo dell’antica divisione tra sciiti e sunniti? Non è che forse i cattolici irlandesi volevano l’indipendenza e quelli protestanti no perché i primi erano emarginati e i secondi di origine inglese governavano? E che il papato quando indiceva la crociata celava anche interessi politici molto terreni? E che dietro allo scontro tra le due visioni islamiche ci siano interessi e il predominio in quell’area?

Per tornare alle profezie della Fallaci quel che rilevo è che le guerre contro quel Mondo da lei odiato son state fatte. Afganistan contro i talebani, poi Iraq per cacciare Saddam e quindi la Libia contro il cattivo, diventato non più cattivo e poi ritornato cattivo, Gheddafi. Il risultato è che ora ci ritroviamo la guerra tra le nostre case e in Siria c’è un conflitto che pare non aver termine. Quindi da quel drammatico 2001 le cose sono peggiorate. Direi radicalizzate. Vogliamo proseguire facendo guerre senza una visione strategica, senza cercare di comprendere quel Mondo, senza cercare di capire i nostri errori soprattutto quelli post coloniali. E sì perché la vicenda Israelo-palestinese nasce dalla decisione di ripagare la diaspora ebraica e la shoah con delle terre, uno stato. Perché i confini, gli Stati che conosciamo ora in quell’area, sono stati disegnati da noi ( potenze coloniali ) con la squadra, per nostri interessi, senza tener conto delle popolazioni e della loro storia, che abitavano quelle terre.

La soluzione? Ci vorrà tempo, un accordo politico chiaro, una visione strategica e un progetto, nuovi. Condivido quanto sostiene Terzani. Il rispetto per il pianeta e una visione di sviluppo compatibile, omogeneo, sono la base di un futuro in cui si risolveranno i contrasti senza il ricorso ai vecchi sistemi che sperimentiamo da quando esistiamo e che si ripetono puntuali e inutili.

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