DALLA PARTE DI FABIO FAZIO – Stefano Pazzaglia

Il rinnovo del contratto di Fabio Fazio con relativo compenso faraonico è l’argomento del giorno. Tutti sdegnati a destra, sinistra, sopra e sotto. So che la mia è opinione impopolare, e probabilmente anche discutibile, ma ho l’impressione che dietro questa marea di indignati non ci sia tanto la voglia di equità ma l’invidia. Brutto sentimento, raramente confessato di cui nessuno si sente portatore ma solo vittima. Eppure tutti noi l’abbiamo sperimentata. Tutti abbiamo invidiato.

Premetto che sono disgustato da tutte queste retribuzioni milionarie di calciatori, presentatori, patacconi e ballerine. Che un ragazzetto di diciotto anni, bravo a non far entrare la palla in rete, sia al centro delle attenzioni pubbliche perché richiamato da sirene milionarie e quindi tacciato di tradimento, la ritengo vicenda stomachevole. 

Certamente la questione di Fazio riguarda la Rai quindi un’azienda pubblica a cui siamo tenuti a pagare un canone. Ma se il servizio pubblico vuole stare sul mercato, fare un certo tipo di prodotto televisivo, deve accettare le sue regole. Come deve fare il Milan per tenersi Donnarumma o il Real Madrid per acquistarlo. 

Guardate Rai storia o Rai cultura. Mille papaveri rossi o binariocinema. Magari Geo su Rai 3 e linea notte prima di coricarvi. Vedrete che i compensi del Signor Fazio e suoi simili diminuiranno magicamente.

Siamo noi che decidiamo, il telecomando è il nostro strumento di giudizio.

Utopia minimalista la definirebbe Luigi Zoja.

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