A CHE COSA SERVE LA LINGUA? – Chiara Daino e Massimo Sannelli

“La donzelletta vien dalla campagna” non è un pensiero importante.

È un suono.

Niente di tattile, niente di serio. Non senti come suona? Eccolo in un’altra forma, con lo stesso ritmo: “La melanzana va con la carota”.

È lo stesso ritmo, nini, e tu non puoi contestare: “La donzelletta vien dalla campagna”, “La melanzana va con la carota”, “La pantegana sa come nuotare”. La cantilena della donzelletta e della melanzana – e della pantegana – porta al gioco, e se io ti chiamo nini, ora, è perché non vuoi giocare. Quando giocherai, avrai un altro nome: un nome di bambino o di adulto, ma il nome di una persona. Ora no: sei incerto, poco convinto, e ti basta il nini, il bambìn, il pallino o il ciccio.

“La gallina tornata sulla via” ripete il suo verso. Ma lettore, proprio non lo vedi il gioco? L’endecasillabo è un verso, coccodè è un verso. Tutto è un VERSO, e maledetti i poeti.

Basta. Qui diventiamo nervosi.

Ci sono – nella realtà – cani bipedi che scrivono romanzi? Uno sì: Snoopy, come sempre. Ma non sempre Snoopy scrive romanzi, fa l’astronauta, combatte il Barone Rosso, apre pance, esplora la foresta; no, no. E ci mancherebbe altro. La vita è troppo seria per non cadere in qualche dose di vaccate.

Per esempio: le labbra di Snoopy vogliono baciare di più e –

… E non è meraviglioso? Non lo desidera Snoopy-cervello ma Snoopy-labbra. Che tu lo sappia o meno, ogni tanto Snoopy si sente grasso e va a correre. A quel punto il corpo si rivela un ammasso di organi, tutti parlanti. Ogni organo di Snoopy parla singolarmente: “maledetta pancia grassa” dicono le gambe, “voi piedi siete stanchi!” dicono gli arti superiori, e quindi anche “noi labbra vogliamo baciare di più”, come dicono le labbra. Per questo il cervello di Snoopy ha un’illuminazione: “Come può sentirsi solo uno che corre?”.

Il succo è questo: la lingua – cioè le parole – serve solo a dire “il 9 marzo bacio Ornella Muti”. Tutto qui, lettore. E dico bacio perché nell’endecasillabo non entrano le tre sillabe di bacerò. Il presente di io bacio non è necessario, ma è funzionale; oppure scrivo prosa; oppure cambio desiderio. No, ho deciso: bacerò una donna il cui nome abbia meno di cinque sillabe. Tutto per il verso e per il suono: ognuno è perverso a modo suo.

Prima poggi le labbra sul morbido e quello che viene dopo è letteratura. Dopo, mi raccomando. Bacia in silenzio. Non parlare. Non parlare e bacia Ornella, bacia chi hai voglia tu – baciala baciala – e non rompere le palle con l’espressione dei tuoi contenuti. In fondo sono solo traumi. I suoni non si prestano ad un diario.

In un bacio c’è la lingua, non dico di no: ma sai com’è, non parla. E se non parla, sarà perché è impegnata.

Quindi, benedetta creatura, a che cosa serve la lingua?

 

«Secondo te, tra cinquant’anni ci pentiremo di quello che abbiamo scritto?».

«Tanto io riscrivo tutto, mica come te, eh!».

«Làh! Lo faccio solo per te… Ti sembro il tipo che vuole fottere il lettore? Io, proprio io?».

Fermo! Stiamo perdendo il pubblico. La soglia di attenzione è bassa e il rischio di incomprensione è alto. Punto (ho messo un punto, contento? Sii fiero che ne metterò un altro!). Adesso indosso il costume da bagnino e corro a recuperare il lettore.

Devo agire secondo coscienza e non posso lasciarti affogare (io so nuotare).

Si parlava di lingua. La lingua. Come si usa? Bimbotti, voi avete mai letto Sannelli? Avete mai letto Leopardi? Così… Il gobbo di Recanati (ma De Sanctis lo vide, e scrisse perché lo vide: «…tutta la vita s’era concentrata nella dolcezza del suo sorriso») insulta la Befana e la insulta di brutto. Perché te lo dico? Prima di tutto perché Leopardi non è noioso e non è l’umbratile studioso dell’Infinito, ma è un uomo che sa scrivere e sa scrivere alla grande anche delle piccole cazzate quotidiane.

Va bene così? Ho di nuovo la tua attenzione? Mio caro lettore, anche quando uso parole chiare, sembra sempre che io non voglia giocare con te, ma che io voglia prendermi gioco di te. Perché? Perché mi dici queste cose brutte? Io ti voglio bene, ti voglio talmente bene da non dirti quanto mi faccia soffrire sentirmi ripetere: «sei troppo difficile»; «scrivi difficile perché non vuoi farti capire»; «solamente due persone al mondo comprendono le tue parole e una di queste persone sei tu»; «vuoi solo dimostrare il tuo sapere»; «ti masturbi con le parole e ti masturbi da sola».

«L’indipendenza non è libertà». Bella eh questa boiata da aforista della domenica? Ragionerò da donzelletta: per essere una donna indipendente non posso avere una lingua libera. Libero è solo il verso del mercante più furbo: il poeta del popolo è un pubblicitario.

Va bene così. Accetto tutto. Ascolto tutto.

Cambiamo gioco. Parlavamo di gioco, vero? Parlavamo di gioco e di lingua. E se devo giocare con la lingua, e se devo giocare anche con la tua lingua, allora ti mando un bacio, allora ti regalo un bacio profondo e ti saluto.

Ho detto tutto.

E ti faccio un riassunto: la sua arte non è grande quanto la sua testa di cazzo. Di chi sto scrivendo?

Ti è piaciuto quello che è scritto sopra, ti è piaciuto quello che hai letto?

Io lo so che ti è piaciuto. Perché io ti ho massacrato, ma seguendo le tue regole.

Lui sa fa il suo mestiere – e questo, come cantò Pagani,

è un mestiere da puttane.

E mele e pere, rape e melanzane!

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz