IO E PASOLINI POCHI GIORNI PRIMA CHE VENISSE UCCISO – Giulio Nascimbeni

Io e Pasolini, pochi giorni prima che venisse ucciso. Magazine del Corriere della Sera, 19 maggio 2005

Tutti i giornali hanno dato spazio al ritorno sulla scena della tragica fine di Pier Paolo Pasolini, il cui cadavere straziato fu trovato all’idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre 1975. Mi sia concesso questo personale ricordo. Una decina di giorni prima di quella data, alla Fiera del Libro di Francoforte, nello stand della Einaudi, vidi rannicchiato Pasolini che continuava a ripetere la stessa frase: ” atroce! atroce!”. Mi avvicinai. Con Pasolini, che allora collaborava al Corriere, ci conoscevamo bene. Era sempre stato gentile, anche in occasione del taglio che feci di alcune righe da una recensione: “Ci pensi lei. Lo farà sicuramente meglio di me”. Cercai un argomento per superare quell’aggettivo “atroce” con cui Pasolini bollava la Fiera. Aveva con me un pacco e, conoscendo la passione di Pasolini per il calcio, gli dissi che avevo comprato una divisa completa per mio figlio. Pasolini fu sbrigativo: “Domani accompagni anche me a fare acquisti. Ho una mia squadra da equipaggiare. Gioco ala destra. So fare il doppio passo alla Biavati. Amedeo Biavati, te lo ricordi? Stava nel Bologna, era il mio modello. Fece un gol indimenticabile agli inglesi nel 1939 a Milano con la Nazionale. Gli avversari sembravano birilli, ma alla fine gli strinsero la mano…”. Gli occhi di Pasolini brillavano di un segreto piacere nel raccontare con la precisione d’un almanacco quelle imprese lontane. Mancavano pochi giorni alla notte di Ostia, al delitto, all’orrore… “

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