IL MAL D’AFRICA DI BACCHELLI – Stefano Pazzaglia

Mal d’Africa di Riccardo Bacchelli Rizzoli libreria bur introduzione di Luigi Goglia Romanzo storico

 

Ho incontrato questo libro per caso. Mi ha affascinato la figura dell’autore e così sono partito verso la biblioteca comunale deciso ad affrontare la grande opera ( anche per dimensione ) dello scrittore bolognese: il mulino del Po. La simpatica e procace bibliotecaria mi avverte che non è disponibile ma che nel fondo Gandovere è disponibile Mal d’Africa. Faccio l’affare. Il libro, pur essendo in biblioteca dal 2002, è intonso. Sono il primo a violarlo, come un esploratore. E subito m’avvince.

Riccardo Bacchelli riprende i diari di Gaetano Casati, ufficiale del regio esercito che, promosso capitano, partecipa alla terza guerra d’indipendenza nel 1866 e successivamente combatte il brigantaggio. Entra poi nella squadra topografica dell’istituto di Livorno per l’elaborazione della carta geografica militare d’Italia. Successivamente esce dall’esercito e prende a collaborare con la Società d’esplorazione commerciale in Africa. Entra nella redazione dell’Esploratore organo della succitata. Qui apprende della lettera di Gessi Pascià, allora governatore del Bahar el Ghazal, che richiede un giovane ufficiale che sappia di topografia.

Parte il 24 dicembre del 1879 e inizia la sua avventura che durerà un decennio e ci farà conoscere un’Africa selvaggia, antropofaga e dolce. Un luogo di formidabili contraddizioni a cavallo tra le brame coloniali e le spietate rivalità tribali. Un Mondo in cui si muore anche per gioco, fatto di Re bizzarri e onnipotenti che decidono della vita dei loro sudditi sulla base di credenze, responsi d’oracoli e stregoni. Bacchelli rende un continente ancestrale che ammalia e impaurisce. Talvolta il linguaggio non è facile e la narrazione richiede concentrazione.

Ben si comprende il mal d’Africa che prende il Capitano Casati dopo avere vissuto un decennio che vale dieci vite. Quindi la necessità, al ritorno in Brianza, di riordinare i suoi appunti di viaggio e la sua incapacità di staccarsi dalla piccola e fedele tribù ( quelli che i giornali, al suo ritorno il 18 luglio 1890 alla stazione di Milano, definirono “ una simpatica nota di colore” ) che velocemente, a contatto con la nostra società, sarà consumata dal mal sottile. Alcuni torneranno nel loro continente. Gli resterà solo la piccola Lutah. Durante il suo viaggio il Capitano Trova anche l’amore e prova emozioni che noi “civilizzati” mai proveremo. Il racconto è disseminato di favole che rappresentano la straordinaria tradizione orale d’Africa. L’opera di Bacchelli è, a mio avviso, adatta a un Kolossal Hollywoodiano ma speriamo resti un libro intonso dimenticato tra gli scaffali di una piccola biblioteca di paese.  E che qualcuno lo riscopra un giorno, com’è capitato a me.

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