PREVERT IL POETA DIMENTICATO DAI RAGAZZI CHE SI AMANO – Maria Livia Mischitelli

Prévert. Jacques Prévert. Solo il nome evoca la Parigi degli anni tra i due conflitti mondiali e anche quelli subito dopo la seconda guerra. La Parigi con i bistrò di Montparnasse dove Prévert  lega con i Surrealisti come André Breton(1922) ; quella della miseria delle pensioni squallide di Clichy col vociare dei personaggi anonimi ma tipici,  parigini con la prontezza di spirito popolana e il parlato sguaito di allora… Quanta nostalgia in questa visione di pioggia sul Lungosenna e su Barbara dov’era più ? Ah sì, Barbara era a Brest quando tuonarono la distruzione e le bombe dei nazisti… E se lei – donna-emblemma dell’amore che vince tutto – non fece mai ritorno, lui il cantore dello strepitare parigino, della lingua parlata, argot sapientemente abbinato ad una poetica solo apparentemente semplice ma che è ricca di ritmi interni, di giochi di parole e di diverse situazioni psicologiche, lui, il Jacquot, come lo chiamavano con affetto i suoi amici – Picasso, i registi André Cayatte e il fratello Pierre Prévert – è tornato sulle orme della sua Parigi dei primi anni dell’attività teatrale (La battaglia di Fontenoy – 1933, della Compagnia Ottobre) ; e cinematografica tra il 1935 e il 1945 (scrive dialoghi e scenari per i famosissimi Le quai des Brumes, Les visiteurs du soir di Marcel Carné ; Remorques di Jean Grémillon).

E’ quest’atmosfera (che metterà anche in bocca all’attrice Arletty con il suo ormai classico « Atmosphère ! Atmosphère!) che nutre la sua poesia di una sostanza tra la modernità che si aggira tra le volute delle sigarette fumate l’una dopo l’altra al tavolo dei tabarins, cabarets dove si balla, e l’aria grigia, piena di una nostaglia per l’innocenza persa in questa « connerie de guerre » come soleva scrivere : « questa cazzata di guerra ! » e l’infanzia che emana spesso nelle poesie di Prévert. Il bambino incarna la semplicità, la gioia di vivere e la ribellione al conformismo e alle istituzioni. Un immagine speculare a quella dell’uccello, simbolo molto presente anch’esso, libero, spontaneo come nei Ragazzi che si amano della raccolta Spectacle pubblicata nel 1951.

Prévert, il poeta che intinge la sua nostalgia di ironia, spesso feroce. Avanguardista fino a rendere popolare un’arte – la poesia – sin’allora riservata ad una certa classe sociale, con un umorismo tipico della sua scrittura, perché la malinconia per il passato non sarebbe un arte così supremamente espressa da Prévert senza uno sguardo visionario verso il futuro, un’ancora di salvezza, una speranza in giorni migliori, in un mondo migliore.

Prévert è tutto questo allo stesso tempo : prosa poetica vorticante in una voragine del fiume Senna, fede nella parola, unico credo contro la violenza degli uomini ; un pacifista che condivise le armi con amici per la pelle, per la vita, costellata di rime e di amore per le donne come nella celeberrima raccolta Parole (1945).

Ma un poeta dimenticato, « semplificato », reso quasi banale mentre fare della quotidianità un’arte poetica è una vera e propria sfida letteraria e umana. Un autore che non ha tutta l’attenzione e il riconscimento che si meriterebbe ; un talento che ha fatto entrare la poesia nell’età moderna, l’ha popolarizzata attraverso le sue sceneggiature per il cinema, l’ha resa democratica, cosa che ora molti poeti cercano ancora di fare…

Parigi di notte

Tre fiammiferi accesi nella notte
Il primo per vedere il tuo viso tutto intero
Il secondo per vedere i tuoi occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E l’oscurità totale per ricordare tutto ciò
Mentre ti stringo a me fra le mie braccia

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