“LOTTA DI CLASSICO” – Chiara Daino

A che cosa serve il Classico? Il Classico ti insegna «il metodo» [testa china e studiare]. «Lotta di Classico» di Massimo Sannelli è, fin dal titolo, geniale. Punto fermo. Semplice, ma geniale.

«Avrei potuto arrivarci anche io», direte. E ribadisco: «Sarei potuto», perché chi insulta la parola insulta la persona. Massimo Sannelli con la sua «Lotta di Classico» deride irride erode – la contemporanea gerontofila poetica.

In principio ci sarebbe la micidiale e gerontofilissima lotta di classe. E chi non è sociale; non è socialista; non è socievole; e ha persino 44 anni, che – signorini e signorini miei – solo nel mondo delle favole è un’età giovane (per la pupazza immonda! Ma quando è che in questo mondo si è anziani o adulti?); come fa a considerarsi parte di una classe? Eppure ha lavato i suoi piatti, a discine di scintinaia; ha tenuto le sue portinerie diurne e notturne; e ovviamente ha scritto – come ogni medievale che si rispetti, nel senso che rispetta se stesso e si balocca dei poetoni che fanno il verso.

«Lotta di Classico» è un’impresa editoriale e non è una casa editrice. Sannelli non vuole essere un editore, e lo è già stato a Trento; mai più nel mondo; vuole pubblicare così, nella forma del libro elettronico, senza registrare il marchio, senza alcunché di legale – e nemmeno di illegale. È anche disposto a pubblicare altre e altri, ma sono stati pochi. Pochi: una Marina Pizzi, un Leopoldo Attolico, una Elisabetta Brizio – due grandi e una onesta. E Maurizio Ferraris. E i classici, scelti dal curatore. Ma chi altri? Bene, bravi: gli altri non ci sono. Nessuno. Nessun altro. Nemmeno gratis. Nessun altro ha avuto il piccolo coraggio di prendersi il nome “Lotta di Classico”. Sarebbe stato furbo, se non fosse stato anche bello (perché Sannelli non è un grafico-ultimo arrivato). Ma hanno avuto paura. E allora la lotta continua così. A questo punto la collana serve allo stesso Sannelli. E ci pubblica libri paurosi e inusuali. Chi pubblicherebbe – gratis – sessantatré Poesie nello stile del 1940? E tra queste Poesie ci sono testi in novenari, come l’Inno alla morte di Ungaretti; in decasillabi – ma vi rendete conto? Decasillabi! Come Manzoni… E Pascoli. Nessuno le pubblicherebbe: se non a pagamento. E quanti dicevano “Sannelli è il miglior poeta della sua generazione”, avrebbero mai pensato che questo poeta si sarebbe pubblicato da solo? E ora diranno che è fascista, perché scriveva un quotidiano di Destra. Ma per lui c’è solo la Destra Sublime: o Berto Ricci o Mishima o Drieu la Rochelle. E allora? Vi piace la libertà? Vi piace dire che ognuno deve fare quello che si sente? Ecco fatto. E Sannelli – scusate – se ne frega e fa come gli gira.

 

I libri elettronici sono qui, gratis: http://massimosannelli.blogspot.it/2010/09/lottadiclassico.html

 

L’unica furia senza mente è immensa

e la pianta aggraziata è chi si vede.

Corpo cane è l’insulto che comincia

forte; mente del cazzo è chi delira

per la dolcezza prima; e questa mente

è la persona e cede a tanta aria.

 

La conta delle sillabe è un giocattolo

ma tu sei nel disordine e non puoi.

La posa da sibilla non ha luce

ma io non sono ordine e non parlo.

I vetri della birra sono verdi

perché si fa cosí; e forse ogni stanza

ha il suo arredo, il suo gioco, la sua noia.

 

 

 

[Massimo Sannelli è nato il 27 novembre 1973. Si è laureato sotto la guida di Edoardo Sanguineti. È studioso del latino medievale e di altre letterature; editor; autore; filologo;  critico e traduttore. Occasionalmente anche ghost writer. E web designer]

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