GIOIRE PER LA MORTE DI UN BAMBINO? SIAMO TUTTI COINVOLTI – Enrico Nascimbeni

In breve la notizia. A Luzzara (Reggio Emilia) un bambino di 12 anni pakistano, Ali Hassnain, annega in un canale. La Gazzetta di Reggio ne dà la notizia anche online. E compare questo commento di tale Roberto Mugnai: “Per fortuna che l’hanno trovato morto se no ci toccava mantenerlo”. Poi rincara la dose in pessimo italiano “Io ci riesco a arrivare a fine mese e cmq  il ragazzino se moriva a casa sua era meglio c era meno da fare per i soccorritori che hanno lavorato di domenica quando potevano essere al mare a divertirsi”  .  Il giornale decide di non togliere questo commento e scoppia il caso. Migliaia di insulti a questo signore . Qualcuno lo difende. Lui si scusa con un post. Ma a molti non basta. Viene denunciato alle autorità competenti dalle istituzioni e semplici cittadini.

Ve lo ricordate la scemo del villaggio? Si penso di si. In verità spesso era persona bizzarra ma intelligentissima. “Ogni scemo ha il suo villaggio”. Quello del mio paese era un poeta. Sbeffeggiato. Parlava solo in rima. Provateci voi. Lasciava sudici foglietti con su scritte poesie sui tavoli dei bar. Ed erano belle. Una l’ho conservata.

Ma veniamo allo scemo globale. O telematico. Fate voi. L’essere che ha scritto quel vomito sul bambino ne fa parte. Mi pare palese. E fa rabbia parlare più di lui che di quel povero bambino e della sua famiglia, alla quale vanno le nostre sentite condoglianze.

Ma nessuno si senta escluso. Siamo, con l’avvento dei social, diventati un po’ degli scemi. Anzi parlo per me. Sono diventato coi social più scemo di quello che ero. Anche perché frequento un posto virtuale dove la pietà e il rispetto vengono azzerati. E non si salva nessuno. Una giostra che gira gira gira e non si ferma mai. Ogni giorno c’è un argomento per offendere o essere offesi, derisi, sputtanati, diffamati. Siamo diventati cattivi. O forse lo eravamo già e i social sono lo specchio dove mai avremmo voluto specchiarci. Leggi i tuoi ricordi su Facebook. A volte li leggo e quello non sono io. Ma lo sono.

Nessuno ha ancora detto che il prepotente ritorno del nazifascismo in Italia è soprattutto dovuto ai social? Beh se nessuno l’ha detto lo dico io. Stessa cosa per il razzismo.

Tornando al signor Mugnai due cose. Basta chiamarli leoni da tastiera. Il leone è persona seria. Coglioni da tastiera lo trovo più adeguato. Seconda cosa. Volenti nolenti almeno per una volta sui social siamo stati tutti dei signori Mugnai. E come lui poi ci siamo scusati. Per vigliaccheria. Non perché abbiamo cambiato idea. Frequentiamo lo stesso bar di questo signore. Potremmo cambiare bar ma non lo facciamo. Quindi “siamo tutti coinvolti”.

 

La foto di copertina è tratta dalla “Gazzetta di Reggio”

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