“SONO UN ANTIRIVOLUZIONARIO PERCHE’…” – Stefano Pazzaglia

Molti evocano rivoluzioni. Capisco che l’estetica rivoluzionaria sia affascinante. Garibaldi, il Che, Lenin e Robespierre. La voglia di sovvertire il potere costituito ha sempre avuto un grande fascino soprattutto sui giovani. Qualche volta ascoltando qualche politico le mani prudono. Ma bisogna grattarsele e rimetterle in tasca. E usare la testa non la pancia.

Inoltre gli esiti delle rivoluzioni sono spesso stati drammatici. La rivoluzione francese voluta da una élite borghese, figlia dei lumi e delle enormi disparità sociali generate da una monarchia molto poco illuminata, è passata attraverso la ghigliottina, il giacobinismo per arrivare a Napoleone che ha messo a ferro e fuoco l’Europa per qualche decennio e quindi la restaurazione.

La rivoluzione d’ottobre e il suo spirito perequativo nel giro di poco più di un lustro hanno generato una tra le peggiori dittature del novecento. Con la morte di Lenin nel ’24 e l’avvento di Stalin si è passati dall’idea di uguaglianza socialista ai gulag e le purghe.

I futuristi sostenevano che la guerra, e le rivoluzioni sono guerre, fosse una sorta di necessità per l’umanità. Una forza purificatrice che rigenera la società.  Penso sia una delle tante fesserie che questi signori hanno detto. Anche fosse vero quel che sostenevano Marinetti e compari credo dobbiamo disintossicarci da questa necessità che effettivamente pare essere confermata dalla storia. Poi noi adesso che tipo di rivoluzione dovremmo fare? Chi dovremmo ghigliottinare o mandare al confino? I politici che abbiamo eletto? Forse pensiamo che la nostra situazione sia come quella della Francia dell’ancien regime o della Russia zarista? Permettetemi, non diciamo corbellerie! Nella Francia della deprecata monarchia dei Borbone la popolazione era all’incirca così costituita: 3% clero, 3% nobili, 4% la nuova borghesia e il resto, 90%, il popolo morto di fame con zecche e pidocchi.

Quello che ci opprime ora è un’entità nuova, non sovvertibile con i forconi e gli schioppi: il capitalismo nella sua espressione patologica che è il consumismo. Pasolini già negli anni sessanta ci invitava a riflettere su questo. Siamo diventati dei tubi digerenti con necessità indotte e relative infelicità. Piantiamola di osannare i magnati americani e i loro fantastici slogan. “Siate affamati, siate folli”. Quando avete fame andate dal bottegaio di sotto e comprate due etti di mortadella. Oppure alla trattoria all’angolo dove una signora tira ancora la pasta. Smettetela di rimpinzarvi di robaccia esotica. Per quanto riguarda la follia lasciatela ai poeti e ai magnati appunto. E’ cosa faticosa.

Finitela di dar colpa alla politica perché questa non è altro che (udite, udite!) la nostra parte migliore. Avete rotto con il popolo buono e la politica cattiva. E poi non abboccate al primo pescivendolo (con tutto il rispetto per la categoria) che arriva e vi promette la luna nel pozzo. Eccheccaspita!

Comportamenti quotidiani consapevoli questa è la nuova rivoluzione. E scusate lo sfogo.

[La foto è tratta dal film “La corazzata Potemkin” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, Grigorij Vasil’evič Aleksandrov.]

 

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