LA TERZA UCCISIONE DI PASOLINI STA AVVENENDO SUI SOCIAL – Enrico Nascimbeni

Pier Paolo è stato ucciso su commissione una notte in un campetto di calcio ad Ostia. Poi è stato ucciso perché mai qualcuno ha voluto accertare chi erano i mandanti del suo omicidio politico. Ora sui social stanno perpetrando la terza uccisione: “Era un pedofilo di merda” scrivono i nuovi assassini. Ai quali tutto quello che ha prodotto una delle più grandi menti del nostro paese non interessa. C’è chi lo attacca perché manco ha letto un rigo di quello che ha scritto. E chi lo ha letto eccome ma segue la nuova moda del distruggere tutto e tutti. Ho letto cotanti scrittori attaccare ora Pasolini sui suoi gusti sessuali. La miseria umana non ha limite. E’ morto uno dei suoi assassini. Pino Pelosi detto Pino la Rana. E con lui le sue tante versioni dell’omicidio. Quella notte pelosi aveva diciassette anni. Ed ecco scendere la mannaia del perbenismo su Pier Paolo. Che pure ai tempi dell’omicidio scese durissima. Pedofilo. Pasolini pedofilo. Ha fatto la fine che si meritava. Porco. Pedofilo. E che fanno le attuali associazioni gay? Tacciono. Colpevolmente tacciono.

Detto questo. E so che mi beccherò parecchi strali. Non avendo Pasolini mai violentato un solo ragazzo in vita sua. Li pagava. Faceva loro regali. Erano consenzienti. Vivevano dei suo danaro. Erano delle puttane. E la massa ha saputo di tutto ciò solo dopo l’omicidio e il martirio del poeta. Come osate giudicare Pasolini? O Sandro Penna? O i filosofi greci? Tutta la vostra vita è pulita e limpida? La mia no. Quindi non giudico. Amavo. Amo. E continuerò ad amare Pier Paolo. Che ho conosciuto e frequentato da ragazzino. Nessuna molestia da parte sua. Ma dialoghi e quattro calci ad un pallone. Siamo stati felici.

Non uccidete per la terza volta Pier Paolo. E’ abominio. E’ assurdità. E’ criminale. Non se lo merita. Non se lo merita. Non se lo merita.

 

Orazione di Moravia ai funerali di Pasolini

Trascrizione dell’orazione di Moravia ai funerali di Pasolini, il 5 novembre 1975

«Poi abbiamo perduto anche il simile. Cosa intendo per simile: intendo che lui ha fatto delle cose, si è allineato nella nostra cultura, accanto ai nostri maggiori scrittori, ai nostri maggiori registi. In questo era simile, cioè era un elemento prezioso di qualsiasi società.

Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo (applausi).

Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro.

Poi abbiamo perduto anche un romanziere. Il romanziere delle borgate, il romanziere dei ragazzi di vita, della vita violenta. Un romanziere che aveva scritto due romanzi anch’essi esemplari, i quali accanto a un’osservazione molto realistica, c’erano delle soluzioni linguistiche, delle soluzioni, diciamo così, tra il dialetto e la lingua italiana che erano anch’esse stranamente nuove.

Poi abbiamo perso un regista che tutti conoscono no? Pasolini fu la lezione dei giapponesi, fu la lezione del cinema migliore europeo. Ha fatto poi una serie di film alcuni dei quali sono così ispirati a quel suo realismo che io chiamo romanico, cioè un realismo arcaico, un realismo gentile e al tempo stesso misterioso. Altri ispirati ai miti, il mito di Edipo per esempio. Poi ancora al grande suo mito, il mito del sottoproletariato, il quale era portatore, secondo Pasolini, e questo l’ha spiegato in tutti i suoi film e i suoi romanzi, era portatore di una umiltà che potrebbe riportare a una palingenesi del mondo.

Questo mito lui l’ha illustrato anche per esempio nell’ultimo film, che si chiama Il Fiore delle Mille e una notte. Lì si vede come questo schema del sottoproletariato, questo schema dell’umiltà dei poveri, Pasolini l’aveva esteso in fondo a tutto il Terzo mondo e alla cultura del Terzo mondo. Infine, abbiamo perduto un saggista. Vorrei dire due parole particolari su questo saggista. Ora il saggista era anche quello una nuova attività e a cosa corrispondeva questa nuova attività? Corrispondeva al suo interesse civico e qui si viene a un altro aspetto di Pasolini. Benché fosse uno scrittore con dei fermenti decadentistici, benché fosse estremamente raffinato e manieristico, tuttavia aveva un’attenzione per i problemi sociali del suo paese, per lo sviluppo di questo paese. Un’attenzione diciamolo pure patriottica che pochi hanno avuto. Tutto questo l’Italia l’ha perduto, ha perduto un uomo prezioso che era nel fiore degli anni. Ora io dico: quest’immagine che mi perseguita, di Pasolini che fugge a piedi, è inseguito da qualche cosa che non ha volto e che è quello che l’ha ucciso, è un’immagine emblematica di questo paese. Cioè un’immagine che deve spingerci a migliorare questo paese come Pasolini stesso avrebbe voluto (applausi)».

Alberto Moravia

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