MENO RELIGIONE E PIU’ ORE DI EDUCAZIONE CIVICA – Chiara Daino

«L’educazione d’un popolo si giudica dal contegno ch’egli tien per la strada»: Cuore nostro e non so se Edmondo De Amicis sia ancora considerato obbligatorio; so che protestai quando scoprii diventò facoltativa e a discrezione dell’insegnante di storia – l’ora di educazione civica.

Festeggiato il 18bis, a trentasei anni, mi vivo vetusta e non capisco: sui muri delle nostre aule convivevano pacificamente – crocefisso; foto del Presidente della Repubblica; poster del Che di Tupac e degli Iron Maiden; disegni osceni; turni delle interrogazioni; articoli del nostro Asino Rampante; cartine geografiche e bandiere calcistiche.

E ancora: l’ora di religione mai fu problema. Sicuramente fu merito di docenti illuminati che ci insegnarono la storia delle religioni, tra paralleli e dibattiti, senza prese di posizione o fanatismi d’amenti. Probabilmente l’etimologico re-ligare ci spiegò i diavoli veri imperino separando e calunniando [tra greco e latino]; ma forse sto iniziando a filosofeggiare, tra nostalgia e amarcord.

E ritorno sull’albero, con sorriso da Stregatto, rimembrando al popolo futuro che il nostro dilemma/dramma fosse uno e uno soltanto: «perché devo studiare matematica se frequento il Liceo Classico?». Non so se imparai il leggendario «Metodo», ma V’assicuro che seno e coseno mi siano serviti nella vita quanto il cum narrativo a un figlio dello Scientifico.

E ritorno sull’albero, forte della prima lezione di inglese:

«It’s not that you don’t like, it’s that you don’t understand»;

«non è disprezzo, ma ignoranza».

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