RITA ATRIA… L’ALTRA VITTIMA DI VIA D’AMELIO

Lettera di Rita Atria pochi giorni prima di suicidarsi il 26 luglio 1992, una settimana dopo la Strage di Via D’Amelio.

«Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura, ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.
Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi
combattete la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci.
Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta».

N.B. Figlia di un capomafia di Partanna (Trapani), dopo l’uccisione del padre Vito e del fratello Nicolò, Rita aveva collaborato con la giustizia, assieme alla cognata Piera Aiello, rompendo con la madre. Si era rivolta a Paolo Borsellino, con cui aveva stabilito un rapporto filiale. L’assassinio del magistrato, nell’isolamento del regime di protezione, la getta nello sconforto che la induce al suicidio. Aveva 17 anni.

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