ANDREA MAGNO SI E’ MESSO IN MUTANDE – Enrico Nascimbeni

La poesia è finita. Sento recitare questo mantra negli anfratti dei social da anni. Lo leggo sui media. Lo dice pure la televisione …ah beh allora dovrebbe essere proprio così. Che ci siano troppi, una moltitudine, di poeti di sto cazzo questo è vero. Certi sogni nel cassetto dovrebbero restare nel cassetto. Perchè più che sogni sono incubi. Anzi sono “il nulla eterno le morte stagioni e il suon di lei”…che non suona affatto. E’ più pernacchio che celestiale musica. Io dico che la poesia non è finita e i poeti ci sono ancora. Confusi purtroppo nel mucchio Ciclisticamente parlando nel gruppo. Però poi uno scatta all’improvviso e fa la differenza. Lasciando il gruppo alle sue spalle. Si gira e non lo vede più. E’ il caso di Andrea Magno. E’ uscito il suo secondo libro. “Da qui ho un posto comodo” (Edito da Chiaredizioni – 12.50 Euro). Il poeta siciliano è cresciuto tanto. Si è messo in mutande davanti al pubblico. Senza vergogna. Come fanno e devono fare i poeti. E ne è saltato fuori un libro bello. Molto bello. Le poesie (non ne cito una compratevi il libro e leggetele) scivolano come bambini sul ghiaccio dei fossi. Quando ero bambino si faceva ed era bello. La cura delle parole. Le nostalgie. La rabbia. L’amore. Il sesso. L’impegno sociale. C’è tutto in questo libro. Che sa di antica foto. E di moderno male di vivere. Di solito i critici parlano di influenze. Trentasette e mezzo ma poi passa con un’aspirina. Non mi va di citare poeti ai quali Magno si è ispirato. E chi non lo fa. Pure i poeti ai quali uno si ispira si sono ispirati ad altri poeti. Una catena. Anzi una catenella d’oro.

Il  nuovo libro di Andrea Magno è un viaggio dentro se stesso e dentro di noi. E’ un libro vero. Come lo è lui. Vi sembra poco? No. Non è poco. E’ tantissimo. E’ far poesia davvero. E’ mettersi in mutande come ho detto. Queste mutande sono di seta indiana portata da Marco Polo.

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