DI MAIO SI ISPIRA A PERTINI? MA MI FACCIA IL PIACERE – Stefano Pazzaglia

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Su FB trovo una foto con l’azzardato accostamento. Prendiamo la cosa con tutti i dubbi del caso, vista la provenienza, però lo stile mi sembra quello pentastellato. Forse qualche frangia ultra ortodossa ma l’impronta grillina pare evidente. D’altronde qualche mese fa il comico-leader a cinque stelle lusso, durante la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, aveva cercato accostamenti personali con il santo d’Italia. “Noi siamo i nuovi francescani” aveva dichiarato al culmine del fervore mistico. Cosa volete che siano i due grandi magistrati, per altro non ancora santi, a confronto.

Fare ulteriori commenti sullo sventurato paragone mi sembra superfluo tanta è l’evidenza della scempiaggine. Quello che emerge per l’ennesima volta è la presunzione degli attivisti cinque stelle, l’arroganza con cui approcciano la politica, e l’aurea di onestà che si sono auto conferiti. Onestà che avrebbe potere taumaturgico ma che così ovviamente non è come dimostra la vicenda romana con la sindaca Raggi. Pensavano si aprissero le acque al loro arrivo ai vertici dell’amministrazione romana e invece si sono aperte montagne di pattume.

A tal proposito vorrei proporre di seguito le definizioni dell’onestà in politica, sorprendentemente coincidenti, di due noti intellettuali che probabilmente anche Di Maio e Di Battista hanno sentito nominare: Benedetto Croce e Antonio Gramsci.

Tratto da: B. Croce, Etica e Politica, a cura di G.Galasso, (1994), Adelphi, Milano.

Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della onestà nella vita politica.

L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica.

Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere un quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini e da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine[…]

 […] «Ma che cosa è, dunque, l’onestà politica?» si domanderà. – L’onestà politica non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.

«È questo soltanto? E non dovrà essere egli uomo, per ogni rispetto, incensurabile e stimabile?

E la politica potrà essere esercitata da uomini in altri riguardi poco pregevoli». Obiezione volgare, di quel tale volgo, descritto di sopra. Perché è evidente che le pecche che possa eventualmente avere un uomo fornito di capacità e genio politico, se concernono altre sfere di attività, lo tenderanno in proprio in quelle sfere, ma non già nella politica. Colà lo condanneremo scienziato ignorante, uomo vizioso, cattivo marito, cattivo padre […]

[…] «Ma no, » (si continuerà obiettando), « noi non ci diamo pensiero solo di ciò, ossia della vita privata; ma di quella disonestà privata che corrompe la stessa opera politica, e fa che un uomo politicamente abile tradisca il suo partito o la sua patria; e per questo richiediamo che egli sia anche privatamente ossia integralmente onesto ». – Senonché non si riflette che un uomo dotato di genio o capacità politica si lascia corrompere in ogni altra cosa, ma non in quella, perché in quella è la sua passione, il suo amore, la sua gloria, il fine sostanziale della sua vita.»

Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno I [XVI] voce 120

 “«Credetemi, non abbiate paura né dei bricconi né dei malvagi. Abbiate paura dell’onesto uomo che s’inganna; egli è in buona fede verso se stesso, crede il bene e tutti si fidano di lui; ma, sfortunatamente, s’inganna circa i mezzi di procurare il bene agli uomini». Questo spunto dell’abate Galiani era rivolto contro i «filosofi» del 700, contro i giacobini futuri, ma si attaglia a tutti i cattivi politici così detti in buona fede.”

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3 Commenti on "DI MAIO SI ISPIRA A PERTINI? MA MI FACCIA IL PIACERE – Stefano Pazzaglia"

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Antonello Chichiricco
Ospite
Antonello Chichiricco
Stefano lascia stare le citazioni di Croce e di Gramsci, lascia stare Pertini e proponi un’alternativa concreta al 5 Stelle. E ancora, mi spieghi come è possibile che tutti, dico TUTTI i partiti del cosiddetto “arco costituzionale” (e non solo) criticano questo movimento con un tiro incrociato mai visto in Italia contro una forza politica? Peraltro , piccolo particolare, la prima forza politica? Circa Borsellino e Falcone – di cui ho profondo rispetto – chi ha interesse a santificati, e rinnova fiori, altarini, “giorni della memoria”, ecc. è la vera mafia da estirpare. Ero ragazzo e sentivo parlare di lotta… Leggi il resto »
ENRICO NASCIMBENI
Member

Guardi che è Di Maio che non ha lasciato stare Pertini non Pazzzaglia. Distinti saluti.

Stefano Pazzaglia
Ospite

Perché dovrei lasciare stare le citazioni di Croce e Gramsci signor Antonello? Dovrei magari citare le minchiate di Grillo e compagni? Lasciamo perdere e recuperiamo almeno il buon senso dei nostri genitori. S’è perso anche quello. Buone cose.

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