VAR O NON VAR QUESTO E’ IL DILEMMA – Stefano Pazzaglia

È ricominciato il campionato. Per fortuna, eravamo in astinenza. Sudorazioni, palpitazioni, crisi di panico e d’ansia. O peggio. Io riempivo il vuoto con qualche boccale di birra di troppo.

C’è anche una novità: la var o il var; dubbio amletico. Come si dice lo scopriremo solo vivendo. Adesso l’arbitro quando è incerto nel suo giudizio fa il gesto dello schermo (gli avranno fatto un corso per fare quel segno?) poi corre a bordo campo, guarda la var o il var (che poi è un video in cui rivede l’azione di gioco sotto indagine), rientra e sentenzia. Bello, ha qualcosa di teatrale. In quei lunghi secondi d’incertezza lo stadio ammutolisce, tutti ad attendere il verdetto. Giocatori e addetti nel mentre s’intrattengono su cosa fare dopo la partita: dove andare a cena e quale è la disco dove c’è più da cuccare. Socializzano insomma. Quindi l’arbitro rientra nel punto del fallo (inteso come azione scorretta di gioco, ovvio), compie nuovamente il magico gesto della tivù e dichiara solennemente la sentenza: rigore, espulsione e dieci pater noster.  Il rito calcistico è compiuto, andate in pace. Amen.

Per la cronaca la prima applicazione della storia calcistica italiana della var o del var è stato un rigore contro la Juventus che l’arbitro non avrebbe dato (te l’avevo detto che rubano!). E Gigione (quello vero, quello bianconero) l’ha parato. To’ ciapa.

 

Il fobal, come si dice dalle mie parti, è una necessità per noi italiani. Lenisce i nostri dolori quotidiani, le nostre insoddisfazioni. Vuoi mettere la soddisfazione quando i nostri eroi pedatori vincono la partita, trionfano e anche noi trionfiamo. Si compie la nostra rivincita verso una vita scialba e incolore. Omologata. Se gli eroi perdono son cazzi (passatemela), ma noi pensiamo positivo, siamo ottimisti. E poi gli eroi non perdono altrimenti che minchia (passatemela) di eroi sarebbero. 

 

Il calcio ha anche la capacità di far passare in second’ordine gli altri problemi, quelli veri. Crisi, lavoro, ambiente e immigrazioni restano sullo sfondo, sfuocati. I problemi sono il fuorigioco non segnalato, il centravanti fuori forma e soprattutto la campagna acquisti estiva non adeguata. Il Presidente non ha sganciato e l’allenatore è un inetto. E allora tutti allo stadio a ululare, imprecare e qualche bischero anche a menar le mani. La nostra squadra del cuore non può perdere. Già sono una fetecchia io poi se lo è anche la mia amata pallonara come faccio a presentarmi al bar?

 

La nuova epica non ammette sconfitti, qui non si fanno prigionieri. Chi non vince è un traditore e la rupe tarpea lo attende.

Buon campionato a tutti.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz