SIAMO DIVENTATI UN POPOLO DI IGNORANTI E RIVOLUZIONARI DA BAR – Mario Piazza

“Una testa, un voto” è l’incipit di ogni democrazia conosciuta, che sia parlamentare, diretta, tribale o marziana il concetto non cambia. Nulla da eccepire se non fosse che la qualità delle “teste” sta sprofondando inesorabilmente verso l’azzeramento, e con essa la democrazia

Sono passati molti anni da quando ho pensato per la prima volta che c’era qualcosa di sbagliato nel fatto che il voto di mia madre valesse quanto il mio, perchè leggere Liala non è uguale a leggere Bakunin e appassionarsi alla vita sentimentale di Mina è diverso dall’appassionarsi alla vita politica di Trotsky. Da allora le cose sono cambiate, naturalmente in peggio.

I mezzi d’informazione oggi fanno a gara per compiacere il potente di turno.

Il potente di turno si assicura il futuro solleticando la pancia della gente.

La gente e in particolare i giovani  sanno tutto dei tatuaggi di Belen, conoscono a memoria i testi di Fedez e seguono con avidità le follie di Balotelli, ma i giovani non sanno quasi nulla di politica ed economia e si accontentano di celebrare le proprie passioni o di berciare il proprio malcontento dai social network, quegli stessi social che fanno diventare vere e credibili le peggiori panzane.

E così un giorno dopo l’altro la Democrazia si svuota di ogni significato, si trasforma in un sacco afflosciato a disposizione non del “Demos” ovvero del Popolo, ma dei più scaltri e dei più ricchi. Sono proprio i ricchi e gli scaltri che sapientemente spargono il seme dell’indifferenza sussurrandovi all’orecchio “Non occupatevi di noi, tanto siamo tutti uguali”, ed è così che possono continuare a fare i loro comodi alle nostre spalle e sulle nostre spalle.

O ricominciamo ad informarci e a partecipare, oppure di questo genere di democrazia presto non sapremo più che farcene.

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