IL DIS-CULPALO – PATOLOGIA DI MARCO TRAVAGLIO – Achille Saletti

Sappiamo che esistono i Dis-lessici.

Sappiamo che esistono i Dis-calculi

Ignoravamo, fino a pochi anni fa, la presenza dei Dis-cùlpali: recentissima patologia pare, prescinda da cause biologiche risalendo la propria origine nella appartenenza a popolazioni sopravvissute al giacobinismo. Nello specifico, l’etnia di provenienza di Travaglio è quella dei Davighiani, popolazione composta da parecchie centinaia di migliaia di individui   il cui nome si originò dal capo tribù “ Ermenegildo Ghiottina Davigo “ che, per dispensa di qualche solerte funzionario del “Regime del Terrore “ sottopose a Robespierre, quale premialità  per eccezionali meriti di giustizia,   il titolo di Signore dei Davighiani. Da allora un diretto discendente dei Davigo è a capo di questo popolo che, nel corso degli eventi, ha perso il proprio territorio ed è disperso in tutta Europa con usi e costumi talmente ben radicati da rendere i legami tra loro molto forti e radicati. Lo stesso Travaglio, sia da parte di madre che di padre discende dai davighiani: sua madre, la Nobildonna. Suprema Corte si sposò, con rito canonico con il giudice Massimo Della Pena. Narrano le cronache che la prima parola emessa dal pargolo Marco fu: ergastolo.

Tale disfunzione, quindi, affonda le proprie radici nell’humus culturale che nel corso dei secoli si è sedimentato fondando nel primato assoluto della giustizia penale il baricentro su cui ruotare il buon funzionamento delle democrazie moderne.   In tale logica la disfunzionalità espressa dal dis-cùlpalo prevede una assoluta incapacità del soggetto interessato a  distinguere i  concetti basilari di qualsiasi ordinamento penale, che nella innocenza e nella colpa poggiano i loro pilastri nonché la finalità ultima che giustifica la liturgia processuale. Il Dis-cùlpalo, alla pari dei dislessici e dei discalculi vede danzare di fronte a se e nella propria mente tali due concetti non riuscendone  ad afferrarne alcuno. La difficoltà di collocazione di tale concetti, per un sentimento di frustrazione, agisce optando, sempre e comunque anche dinnanzi alle evidenze contrarie,  quello che si rifà alla sola colpevolezza.

Lo stigma che ne deriva, nei confronti del dis – culpalo ,in tutte le sue derivate terminolgiche ( forcaiolo, giustizialista, manettaro o massimalista giudiziario ecc… ) è frutto della non conoscenza di questa grave patologia ( spesso ignorata anche da coloro che ne sono affetti ) ed oggi, grazie al progresso della scienza, possiamo affermare con relativa sicurezza che tale sindrome può essere curata.

La cura con maggiori risultati consiste in una lettura ragioneta del libro “ Dei delitti e delle pene “ del famoso garantista Cesare Beccaria. Una avvertenza è d’obbligo: è bene premunirsi di camicia di forza perché il discùlpalo, alla sola vista del libro, tende a dare in escandescenze. Ma il follow up, a distanza di tre anni da buoni risultati. Circa il 64% dei pazienti sottoposti a tale cura reagisce positivamente. Di tale percentuale un 5% matura l’idea che il carcere sia inutile.

Fortissima l’opposizione dell’attuale guru PierCamillo Davigo, VIII monarca dei davighiani, che considera la cura una vera e propria tortura. Sostiene che mini, alla base, l’identità del suo popolo.

( tratto dalllo scritto “ Sulle ragione delle manette “)

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