GIOVANI RIBELLI – MUSICA E FASCISMO – Giulio Nascimbeni

Corriere della sera, 15/05/1993

Nella notte totalmente buia imposta dall’oscuramento, si accende all’improvviso un razzo illuminante lanciato da un aereo. Un attimo di sorpresa e forse di paura, ma poi il gruppo di ragazzi e ragazze riprende a ballare nell’ombra di una terrazza affacciata sull’Adriatico. La musica che esce da un grammofono invita a tenere i corpi stretti l’uno all’altro, a sfiorare le guance con le labbra. Siamo a Riccione, c’è la guerra, ci sono i divieti del fascismo, ma la canzone che rende smemorate le giovani coppie è americana, “Temptation” di Nacio Herb Brown. La scena che ho descritto si trova in un film di Valerio Zurlini, Estate violenta, con Eleonora Rossi Drago e Jean Louis Trintignant: l’estate del titolo è quella, drammatica e sconvolgente, del 1943. Questo per dire che la situazione raccontata da Swing kids si manifestò anche in Italia. Il fascismo, del resto, non aveva aspettato la guerra per condannare, con immagini di stampo mussoliniano, la “musica afro demo pluto giudo masso epilettoide”. In un articolo apparso nel 1928 su “Il Popolo d’Italia” era stato scritto che “è nefando e ingiurioso per la tradizione, e quindi per la stirpe, riportare in soffitta violini, mandolini e chitarre per dare fiato ai sassofoni e percuotere timpani secondo barbare melodie…”. Ma molti giovani erano stufi di reginelle campagnole e di amori di pastorelli. Con aria di cospiratori, magari ancora indossando la divisa del “sabato fascista”, buttato il nero fez su una sedia, si raccoglievano ad ascoltare “Blue moon”, “Stormy Weather”, “Solitude”, “Night and Day” e la grande, pressoché eterna, “Stardust”, più familiare come “Polvere di stelle”. Soltanto la stupidità d’una dittatura poteva accusare di “disfattismo antipatriottico” gli adolescenti che s’illanguidivano sussurrando: “Talvolta guardo su nel ciel e vedo te…”. Di quella clandestinità musicale c’è traccia in qualche testo letterario. Nel “Giardino dei Finzi Contini” di Bassani, il narratore va a trovare il fratello dell’amata Micol, Alberto, che gli propone di ascoltare dei dischi: “Ho un po’ di tutto: Monteverdi, Scarlatti, Bach, Mozart, Beethoven. Dispongo anche di parecchio jazz, però , non spaventarti: Armstrong, Duke Ellington, Fats Waller, Benny Goodman, Charlie Kunz”. Nella cauta battuta “non spaventarti” c’è il brivido di ciò che allora era proibito. La data è la stessa di Swing kids: fra il ’38 e il ’39, mentre stanno per scendere le tenebre della guerra.

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