CINQUE STELLE E LEGA… UNO E’ POCO DUE SON TROPPI – Stefano Pazzaglia

La volata lunga della campagna elettorale è iniziata. I primi a lanciarla, certi della vittoria, sono stati gli esponenti del movimento cinque stelle e della lega. Iniziamo dalla squadra Grillo-Casaleggio associati. Hanno scelto come candidato premier Luigi Di Maio. Il giovanotto è stato eletto ad acclamazione del Signor Beppe e di Casaleggio figlio. Erano entrambi d’accordo. Però è stata la rete ad avere l’ultima parola che non conta nulla. Senza validi avversari, senza un dibattito e con, udite udite, circa trentamila preferenze ( dico trentamila ) su trentasettemila (!) votanti il giovanotto ha stravinto. Giggino lo conosciamo per le sue esternazioni che nel tempo hanno spaziato, interdisciplinari, dalla geopolitica all’economia. Un ragazzo sveglio con il viso pulito e l’incoscienza di un adolescente. La stessa incoscienza di chi lo vota perché gli altri sono tutti ladri. Il consenso per il m5s non sembra scalfito dalle bizzarre affermazioni dei suoi esponenti e dagli insuccessi amministrativi, Roma in testa. Il voto antisistema, con qualche ragione, resiste. Vedremo fino a quando. Poi c’è la lega del leader unico e indiscutibile Salvini. All’indomani del sequestro dei beni del partito per le note vicende giudiziarie ha rilanciato proponendo uno stato di polizia: elezioni dei pubblici ministeri e mano libera alle forze dell’ordine. Pare ormai chiara la svolta della ex lega Lombarda poi lega nord ora semplicemente lega. Abbandonate le istanze secessioniste ha imboccato la strada percorsa dalle destre europee. La recente vittoria dell’ultradestra di Afd in Germania è stata accolta con entusiasmo. Delle istanze autonomistiche bossiane è restato il referendum consultivo, che non servirà a nulla, dei governatori Maroni e Zaia. Il leader unico ha però due problemi. Il primo è la necessità, per governare, di un accordo con l’immarcescibile Berlusconi che però non gradisce la svolta neofascista della lega. Inoltre, e passo al secondo problema, potrebbe mancare la terra sotto i piedi agli ex padani. La questione migranti è la leva emotiva su cui hanno sempre puntato. La paura dell’invasione evocata, terreno di consenso elettorale. Ora che il flusso dei migranti è al minimo storico potrebbe venir meno l’unico argomento forte che in questi ultimi anni Salvini ha usato. Vediamo che altra paura evocherà nelle coscienze degli italiani.

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