IL ROSATELLUM – Stefano Pazzaglia

Certamente porre la fiducia sulla legge elettorale è cosa disdicevole. Anche fare una nuova legge elettorale a sei mesi dal voto non è da paese civile. L’unione europea in merito aveva ammonito i paesi membri a non varare norme in tal senso in prossimità di elezioni. Però Ancora peggio sarebbe andare al voto con le attuali due leggi elettorali che potrebbero produrre maggioranze diverse nelle due camere ( mannaggia al 4 dicembre, mannaggia ) e sicuramente nessuna possibilità di comporre un governo. Quindi nuove elezioni che in presenza del medesimo panorama normativo darebbero i medesimi risultati o peggiori, generando uno stallo politico pericoloso per un paese fragile come il nostro. È evidente che bisogna scegliere il meno peggio. Meglio amputare la gamba che far morire il paziente. Quindi meglio il rosatellum ( ma quando ci liberemo di questi nomi? ) con la fiducia che passare il 2018 in campagna elettorale. La legge a firma dell’onorevole PD Ettore Rosato, da qui rosatellum, prevede un terzo di eletti in collegi uninominali e il restante con il sistema proporzionale. Sbarramento al 3% per singoli partiti e 10% per coalizioni. Avendo un terzo dei seggi assegnati con il maggioritario favorisce le coalizioni. Questa norma non è garanzia di governabilità perché, dalle proiezioni fatte, i tre poli, Pd, m5s e centrodestra ( forza Italia, lega e fratelli d’Itali ), si equivalgono. Pare però l’unica strada percorribile. O la meno peggio.

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