LA CUCINA ITALIANA PARLA INGLESE… PURTROPPO – di Stefano Pazzaglia

Tutti siamo concordi che la cucina italiana sia la migliore del mondo. Siamo permeabili a qualsiasi moda, parola o tendenza che viene dall’estero ma non toccateci il Made in Italy. Peccato però doverlo chiamare così, pensate che bello sarebbe se tutto il mondo conoscesse i nostri prodotti con la locuzione “FATTO IN ITALIA”. Ma non si può avere tutto, certamente, sappiamo bene che l’inglese ormai è la lingua internazionale.

 

Ma torniamo alla cucina, la nostra straordinaria tradizione culinaria regionale che dall’Alto Adige alla Sicilia propone meravigliose preparazioni figlie di tradizioni centenarie, ognuna con una sua storia e peculiarità. Prodotti eccelsi: dai salumi ai formaggi, le sarde di Monte Isola, le alici di Menaica e tanto altro. Per fortuna adesso c’è slow food che con i sui presidi tutela queste nostre eccellenze. E sì, slow food che si contrappone a fast food, il mangiar lento vs il mangiar veloce; che peccato anche qui non aver trovato un termine nell’italico parlare, ma pazienza sappiamo bene che l’inglese ormai è la lingua internazionale.

 

Comunque il Made in Italy culinario, anche per merito del lavoro fatto da slow food, ha grande successo e lo dimostra Eataly che sta aprendo nuovi concept store in tutto il Mondo. Anche a Milano, in vista di expo, ne hanno inaugurato uno. Se doveste fermarvi per un lunch meneghino, all’interno del concept si possono trovare food store in cui, oltre ai classici hamburger e hot dog, potreste gustare lo street food, di gran moda ultimamente, e degli sfiziosi finger food. Nel concept store c’è anche un fornitissimo Wine corner.

 

Poi, se aveste ancora fame, io vi consiglio una trattoria lì vicino, all’angolo, da Maria vino buono si chiama, fa una milanese (scusate ma pare non sia ancora stato coniato un sostitutivo, albionico vocabolo) commovente. Non c’è il wi-fi.

 

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