SAMAN HA LE MANI PULITE – di Achille Saletti (Presidente di Saman)

Ricapitoliamo: oggi, settima assoluzione innanzi al Tribunale penale di Milano. Significa che ben sette giudici hanno ritenuto che la mia condotta, quale legale rappresentante di Saman sia stata una condotta non censurabile sotto il profilo della violazione di un reato. In questo ultimo caso lo stesso Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto ( cosa avvenuta per la prima volta ).
Di cosa si parla? A cavallo tra gli anni 2008 e 2012, Saman, si è avvitata in una profonda crisi finanziaria legata a due fattori: il pignoramento di ingenti somme a causa delle gestioni precedenti (con sentenze giunte alla fine di lunghi iter giudiziari) e i ritardi di pagamento, sempre più gravi, da parte della pubblica amministrazione. Ciò comportava che in prossimità delle scadenze da onorare, in termini di tributi, tasse e imposte, Saman si trovava nelle condizioni di non poterle onorare perché in cassa non vi era il danaro. Danaro, al contrario, nelle casse di chi avrebbe dovuto pagarci mesi o anni prima.
In questi anni abbiamo già chiesto a tutti noi, grandi sacrifici rispetto agli stipendi e, nei momenti più critici, appena si aveva un poco di liquidità la scelta andava nella direzione di pagare quegli stipendi. Scelta supportata, eticamente, dalla profonda ingiustizia dovuta al diverso trattamento: la pubblica amministrazione ti paga quando vuole, ma pretende massimo rigore da te, quando sei tu a dovere pagare lo Stato. Giusto per esemplificare, questa ultima assoluzione riguardava tributi per 200 mila euro a fronte, nello stesso periodo, di crediti di quasi due milioni.
Se Saman avesse prodotto tondini di ferro invece di relazioni ed esistenze, non nego che avrei dato il mio assenso per chiudere baracca e burattini. Ma, appunto, ci si occupa di essere umani e chiudere una esperienza storica che ha rappresentato, per tanti, una esperienza straordinaria l’avrei trovata scelta vigliacca. Perché in fin dei conti, il sacrificio che mi si chiedeva rischiando una condanna, è cosa ben più lieve dai sacrifici che, quotidianamente, uomini e donne che intraprendono un percorso terapeutico, affrontano con grande coraggio. Ed è ancora più lieve dell’eroica resistenza di cui gli operatori di Saman hanno dato ampia prova in questi anni. E quindi di chiudere, non se ne è più parlato.
Si è scelto di andare avanti assumendomi, nel caso, le conseguenze.
Straordinari i ragazzi che alle puntuali richieste della mia ancora più straordinaria avvocatessa, Rita D’Agostino, hanno sempre puntualmente prodotto la documentazione che attestava quanto ho scritto sopra. E quindi Lorella, Alice, Paola, Giovanni, Melissa…tutti accomunati da grande professionalità e dedizione. Della avvocatessa, che dire? Averne, in quantità. Si trova nel più difficile dei compiti: quello di difendere un innocente che, in quanto tale, non ha preordinato – volendo violare la legge – alcunché. In Saman non esiste evasione o elusione. Il nostro operato è sempre stato sincero, trasparente e alla luce del sole.
Una gratitudine, da parte mia, che serbo nel cuore.
Ma una considerazione mi viene da farla: la magistratura, in questo ed altri casi, surroga la politica. A fronte delle mie assoluzioni moltissimi imprenditori hanno subito condanne e, peggior condanna, l’ha subita l’azienda: chiusa o ridotta. Fallita o liquidata. La gogna di essere considerati evasori quando l’unico evasore, in questi casi, è lo Stato.
La politica tace. Un palese paradigma di massima ingiustizia (pretendo da te ciò che non chiedo a me) viene, semplicemente, ignorato. Senza alcuna vergogna.
Magari, nell’ultimo o nel penultimo dei processi che verranno, mi condanneranno. Forse. Ma, ai miei occhi, è talmente screditato questo stato che l’eventuale condanna non mi creerà particolari apprensioni. Ai miei occhi ho fatto la scelta giusta.

(P.S.: al fine di stoppare i giustizialisti della domenica va anche detto che quelle tasse e tributi non sono evasi. L’assoluzione, affinché avvenga, prevede che al pagamento rateizzato carico di interessi e penali, sia dato il via prima dell’eventuale segnalazione in procura e quindi prima dell’incardinarsi del procedimento penale).

(Secondo P.S.: Ricordo che subentrando a Saman, abbiamo permesso di continuare questa esperienza. Era giù pronto il decreto di commissariamento con cui si sarebbe smembrata. Avveniva 22 anni fa. La maggioranza degli addetti ai lavori ci davano sei mesi di vita).

 

 

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