LA BOSCHI – di Gianfranco Manfredi

 

Oggi una signora anziana che conosco e che ha sempre votato Berlusconi, ha detto: “La Boschi ha ridotto in miseria gli italiani.” Non ho eccepito perché non ero lì, ma chi era lì, ha chiesto perché. Nessuna risposta, il perché era dato per noto e scontato. Stasera ho visto dalla Gruber il match tra Travaglio e Boschi. Confesso: sul merito, a me pare che nessuno dei due abbia detto nulla. Penso anche che molti testimoni all’inchiesta parlamentare buttino la palla in corner per occultare cose più importanti e decisive, cioè penso che questa inchiesta sia una palestra elettorale in cui a nessuno frega di scoprire e punire chi davvero ha rubato i soldi dei risparmiatori comuni. Detto questo, la Boschi non è una bambolina, ma una tigre e io, non solo in politica, apprezzo le tigri. L’idea, insensata, secondo la quale i politici non devono occuparsi di banche, non la capisco, in quanto gli stessi che rimproverano ai politici di occuparsi di banche, chiedono per voce di popolo, di mettere le banche sotto controllo politico. Ergo, quanto meno, sono degli ipocriti per pura demagogia a cazzo. Il sistema di attaccare una persona invece di svelare il sistema è politicamente nefasto. Non posso e non voglio pronunciarmi sul caso in sé, nello specifico bancario e parentale, ma trovo che il caso Boschi sia un caso esemplare di distrazione di massa. Per cui se la tigre ringhia, fa bene. Anche se non voterò PD, per ben altri motivi, non dovuti a disattenzione, ma ad attenzione per le linee guida politiche e sociali, soprattutto sul piano delle politiche economiche e del lavoro, il che non è poca cosa. Ma le aggressioni a cazzo, per partito preso, e per demagogia da facile e corrivo commercio, giornalistico e televisivo, mi disgustano per la loro irresponsabile superficialità e per l’abitudine ad aggredire chi sta sotto i riflettori, invece dei veri banditi che, da sempre, si muovono nell’ombra.

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