IL SOTTILE FILO TRA LEGITTIMA DIFESA E OMICIDIO – di Stefano Pazzaglia

Serle è un paese sparso sulle Prealpi bresciane al centro dell’altopiano carsico di Cariadeghe. Un posto tranquillo, dove la vita è ancora a misura d’uomo, conosciuto in provincia per i numerosi locali che propongono lo spiedo bresciano. Accade in questo piccolo e ameno paesino un fattaccio. Un abitante, di professione meccanico, poco più che trentenne, era il 14 dicembre di quattro anni fa, scopre nella casa del fratello un ladro e lo mette in fuga. Due ore più tardi (due ore più tardi!) il serlese si trova a tu per tu con il ladro, un albanese di 24 anni. Solo che il meccanico imbraccia un fucile e, come dice l’ispettore Coliandro, quando un uomo senza fucile incontra un uomo col fucile l’uomo senza fucile è un uomo morto. E questo accade, il meccanico spara da breve distanza e il ragazzo muore.

Il 13 c.m. la sentenza della corte d’assise di Brescia presieduta dal dott. Roberto Spanò che condanna a nove anni e quattro mesi l’uccisore per omicidio volontario. La corte riconosce il dolo eventuale, recependo la tesi dell’accusa, cioè che l’imputato non uscì di casa con l’intenzione di sparare ma ne accettò il rischio. Ne consegue il risarcimento ai familiari del ragazzo albanese che si sono costituiti parte civile.

L’accertamento dei fatti non è stato semplice perché ci sono state reticenze da parte degli abitanti ovviamente schierati con il compaesano.

Contro la sentenza c’è stata un’ondata di indignazione che sui soliti social ha preso toni diffamatori nei confronti del giudice, della magistratura, ovviamente del governo e dell’Italia tutta. In sostanza la totalità dei commenti sono orientati in questo senso. Il senso di giustizia del cittadino grida rabbia e vendetta. Il coraggioso cittadino difensore della patria ingiustamente condannato e costretto a risarcire il danno. In sostanza l’uomo della strada percepisce la legge e i giudici come difensori dei ladri a scapito degli onesti.

Già un paio di settimane addietro, sempre per un fatto accaduto in un comune bresciano, c’era stata una sentenza simile in cui il buon cittadino difensore del suolo patrio aveva ferito con una fucilata, sparata dalla sua abitazione, un ladro che stava tentando di rubare un bancomat. Due anni e otto mesi la pena patteggiata con obbligo di risarcire il danno procurato al ladro.

Stesso tipo di indignazione del popolo con commenti grevi sui social.

In queste vicende poi si inseriscono i politici giustizialisti che ben conosciamo pronti a mettere le mani nella merda pur di raccattare voti.

Il valore della vita umana pare sia poco considerato da questa gente e la sproporzione tra offesa e difesa non pare a loro evidente.

 

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