GLI “CHEF” DELLA TV HANNO ROTTO LA MINCHIA – di Stefano Pazzaglia

Lo chef, che poi sarebbe il cuoco, è un lavoro di gran moda in questi tempi; Marche­si, Cracco e Bottura tutti nomi ormai conosciuti dai più, stelle televisive, VIP. Così, dietro questa spinta mediatica, il lavoro del cuciniere è diventato nell’immaginario collettivo un mestiere di prestigio che attrae molti giovani, controcorrente rispetto alla cronica, purtroppo, sottovalutazione dei lavori manuali.

Ma non è tutto oro quel che luccica e c’è il rovescio della medaglia. Perché come tutti i lavori artigianali è difficile, duro: le cucine sono ambienti spesso non molto ospitali, gli orari quasi disumani, si lavora di sabato, domenica, a Pasqua e Natale, si patisce il caldo d’estate, con tutti quei fuochi e le scottature sono all’ordine del giorno. C’è pres­sione durante il servizio (quello in verità emerge anche nei vari reality ma chissà per­ché attrae) e questo talvolta genera tensioni tra colleghi. Fare il cuoco vuol dire pre­parare piatti per decine talvolta centinaia di persone al giorno. Quindi può risultare ri­petitivo ma, se si vuole soddisfare il cliente, bisogna essere sempre attenti e precisi perché ogni volta è un nuovo piatto e deve essere cucinato con la massima attenzione. La precisione e la rapidità sono difficilmente conciliabili ma un bravo chef deve riu­scirci, quindi ci vuole sempre massima concentrazione che diventa dote fondamenta­le.

I rapporti familiari sono resi difficili da questa vita scandita dagli orari del servizio, soprattutto per una donna questo è penalizzante ed è il motivo per cui le donne sono meno degli uomini nelle cucine.

Detto ciò resta un lavoro bellissimo se sorretto da salda passione e spirito di sacrifi­cio.

Buona cucina a tutti.

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