SELFIE MORTALE… ATTENZIONE A DIRE CHE SONO SOLO DEI RAGAZZINI IMBECILLI – di Enrico Nascimbeni

Prima La notizia. “Ogni anno sono 170 i morti per un selfie. Lo ha stabilito l’università Carnegie Mellon, in Pennsylvania. E le vittime sono destinate a salire nel 2017: a metà anno erano già 150. Ma oltre ai “Daredevil selfie”, si sta sviluppando sempre di più anche il fenomeno degli “urban cliember”, giovanissimi che sfidano le altezze di palazzi e grattacieli per postare le loro imprese sui social. Il fenomeno è arrivato anche in Italia.”

 

Molti liquidano la questione definendoli degli imbecilli. Morire adolescenti per un selfie estremo. Morire per farsi belli sui social. Morire.

Questo fenomeno. Che ha tante sfaccettature. Lo voglio guardare da un altro lato. Un suicidio di massa di ragazzi che non hanno nulla da perdere. Senza ideali. Figli di una sottocultura. Quella in bilico tra il reale e il virtuale. Il rifiuto totale di una società che nulla fa per loro. Sotto sotto l’antico mito della bravata. Chi di noi, in altre maniere, non l’ha fatta da ragazzo? Penso che non siamo in grado di giudicarli perché siamo lontani anni luce dai loro più intimi pensieri. E la cosa è atroce. Non si muore più per amore perché l’amore (soprattutto quello per se stessi) è morto. Mi spingo più in là. Forse un desiderio di estinzione di massa. Lasciare questo mondo di merda che noi abbiamo lasciato a loro. Senza combattere. Perché non c’è più un nemico. E la vita, per questi ragazzi, non vale più nulla. O si picchiano o si fotografano.  Per, a modo loro, lasciare un segno. Un graffito. Che ci condanna tutti.

 

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