LE ELEZIONI – di Stefano Pazzaglia

Ci attende una campagna elettorale aspra. Questa la frase che i poco fantasiosi commentatori politici ripetono. Io la sento da sempre. Quando mai una campagna elettorale per il rinnovo delle camere non è stata aspra? Le parti in campo si stanno delineando chiaramente e ormai da tempo il tanto agognato bipolarismo è andato a farsi fottere. I contendenti sono tre. Quelli con il vento in poppa, sicuri delle loro magnifiche sorti e progressive, forti di un’incoscienza che non ha mai avuto pari nel panorama politico italiano repubblicano, sono i neogiacobini capeggiati da Gigi Di Maio, giovin epigono del grande maestro Beppe Grillo. Nulla scalfisce la loro popolarità. Nonostante gli scarsi successi delle varie amministrazioni locali con Roma in testa, la cacciata dell’unico capace Pizzarotti, l’anno sabbatico del neo papà Di Battista e le scemenze dette a profusione, la popolarità cresce. Potrebbe essere una strategia per ottenere consenso. Non è da escludere che l’astuta ditta Grillo-Casaleggio abbia capito che per aumentare il consenso bisogna combinarne più di Bertoldo. Vista la boccaloneria di buona parte del popolo italico potrebbero avere ragione. Promesse da marinaio a rotta di collo quindi. Questo l’aveva già capito, oltre vent’anni or sono, l’intramontabile Berlusconi. Ora, nella versione plastificata 4.0, si ripropone come guida, esterna perché non candidabile, del centro destra. Con il rustico Salvini non si amano troppo ma questo valeva anche con l’altrettanto rustico Bossi, poi sappiamo come andò. Si presero con ardore poi si lasciarono tra gli insulti per poi ritornare infelicemente insieme. In mezzo c’è il terzo polo di questo secondo polo ovvero il gruppo Meloni e associati che pretende il suo spazio, ovvero poltrone. Ma la destra quando sente odore di elezioni nazionali ha una formidabile tendenza centripeta che li porta a coalizzarsi. La strategia berlusconiana punta come solito sul pragmatismo. L’Italia è un paese di vecchi quindi aumenti delle pensioni, dentiere gratis e cure veterinarie per gli animaletti da compagnia. Poi c’è la sinistra, sarebbe meglio le sinistre, che ha governato l’ultima legislatura. Un tentativo di governo abortito di Bersani che era quasi riuscito nell’impresa di perdere le elezioni e poi i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Alcune riforme fatte e una, la più importante, fallita. La strategia dei sinistri pare chiara: darsele di santa ragione (sono già alcuni mesi che si menano) per arrivare alle elezioni divisi e suonati e quindi perderle. Le sinistre hanno una idiosincrasia per i leader vincenti. Gli anticorpi sinistrorsi, quando appare un vincente, si attivano bellicosi per espellerlo. A sinistra il capo deve essere un poco triste, magari calvo e piuttosto anonimo. E possibilmente non vincente. In realtà c’è un quarto polo che è in crescita, quello degli scettici e degli indifferenti. Il partito dell’astensione. Coloro che non vanno a votare perché tanto non cambia niente, perché sono tutti uguali. Io ne conosco anche con buoni studi, anche insegnanti, gente che legge i giornali. Hanno una sorta di superiorità irritante. A questi va il mio più sentito disprezzo. Probabilmente l’obiettivo, come ha detto Gentiloni, sarà gestire l’instabilità politica.

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