MI RICORDO MARINA – di Bobo Craxi

Attorno i primi anni ottanta suo compagno divenne Carlo Ripa di Meana, un caro vecchio amico di mio padre, un raffinato intellettuale progressista che si avvicinò alla causa socialista negli anni del rinnovamento determinato dal Midas; Meana fu Direttore di una contestata Biennale del Dissenso nel ’77, la presenza di numerosi dissidenti provenienti dall’est comunista scatenò in italia il putiferio dell’intellighenzia di sinistra nostrana. Non fu ostile all’azione di Meana, Alberto Moravia. Fu in un’occasione singolare che vidi per la prima volta la “della Rovere”, già celebrata donna della mondanità romana, perché a Venezia nella loro casa Moravia incontrò per la prima volta mio padre Bettino. Fu la sua esuberanza femminile a rompere il ghiaccio in una circostanza di diffidenza che si toccava con mano, il Moravia tetragono censore e ancorato ai dogmi dell’allora PCI assai ostile ancora al dialogo coi socialisti e convinto assertore del pacifismo a senso unico. Moravia fu convinto da Marina ad accettare l’idea paterna di una intervista sull’Avanti sul tema della pace e della distensione mondiale (se si cerca l’intervista di Craxi a Moravia in qualche annale si trova…).
Una donna risoluta, stravagante, creativa. Ne parleranno altri meglio di me. Non gradimmo il suo voltafaccia, ma ancor più quello di Ripa di Meana uomo di valore iperbeneficiato negli anni del potere socialista; Mi fece incazzare la sprezzante descrizione delle scomode panche del nostro “convento” di Hammamet definite “panche dei culi rotti”.
Nel 1997 quando stavo lavorando a Terni con un comune amico il compianto regista Aglioti ad un lavoro prodotto da Mario Giusti per la serie “italiani”, un ritratto di mio padre Bettino, Carlo e Marina si fecero trovare, a mia insaputa, nella casa di Antonello la sera per potermi rivedere e riabbracciare e chiedere notizie dirette dell”esule”.
Marina che era sempre allegra, gioviale non la finiva di piangere le dissi che avrebbe dovuto patire la punizione di una lunga seduta sulle panche dei “culi rotti”. ” Ho talmente orrore di ciò che é avvenuto in Italia che ci andrei a piedi…” mi rispose.
Fra una battaglia ecologista e animalista, una testimonianza e l’altra, l’amore per i suoi cari ed i suoi cani la sua vita degli ultimi anni è stata dedicata ad una battaglia lunga contro la malattia ed un impegno civile a favore della prevenzione. Era in ogni caso una persona speciale. Sono vicino a Carlo, comprendendo il suo immenso dolore.

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