TU ROM SEI ITALIANA? CANTACI L’INNO NAZIONALE… FORZA NUOVA COME L’ISIS QUANDO CHIEDE I VERSI DEL CORANO – di Valentina de Cillis

Mi chiamo Valentina e sono molto triste ma, per fortuna, ancora di più incazzata. Apprendo da diverse fonti (Huffingtonpost, ma anche da testate come “Libero” e “Il Giornale”) che giovedì 11 gennaio a Giugliano, nel napoletano, durante un salotto letterario organizzato da un’ associazione locale, la “SIPES” (acronimo di “Stare Insieme Per Emozionarsi Sempre”), centrato sulla presenza di campi nomadi Rom nel territorio campano, hanno fatto irruzione alcuni fascisti di Forza Nuova, intimando alla giovane ospite femminile di provenienza rom di recitare a memoria l’ inno di Mameli. “Dici di sentirti italiana e quindi, dimmi, conosci l’inno nazionale?”. “Sì”. “Ah sì? E allora cantalo”. È andato più o meno così, nel racconto dei presenti, il dialogo tra Salvatore Pacella, responsabile di Forza nuova in Campania, e Sabrina Severovic, la ragazza rom. Al di là del parapiglia che ne è conseguito, in cui peraltro non sono intervenuti né la ragazza, né il padre, usciti dal locare in modo sommesso e molto educato, quello che più colpisce è l’excalation di episodi del genere, intrisi di violenta imposizione, di intolleranza e di inutile quanto ridicola provocazione, essenzialmente finalizzata ad umiliare, visto che mi sembra palese non si potesse dimostrare il senso di appartenenza nella conoscenza di un Inno. Tutto questo fa parte di un fenomeno che si sta allargando a macchia d’ olio e con crescita esponenziale: vedi gli episodi delle settimane e dei giorni scorsi tra cui Como, Desio e l’attacco alla sede de “La Repubblica”. Questo tipo di squadrismo non va sottovalutato, perché si sta organizzando attorno al vessillo becero dell’ odio e della xenofobia, e il fatto che le Istituzioni, i così detti “Decision Makers” non prendano posizione né facciano valere il più alto e profondo concetto che sta alla base della nostra Carta Costituente, ovvero l’ ANTIFASCISMO con la conseguente condanna di chi fa apologia o si organizza in gruppi spiccatamente squadristi (come nel caso in questione), finisce per sdoganare quello che sta succedendo. Questi gruppi si abbeverano dell’impunità di cui godono e diffondono, facendo leva sullo scontento popolare, l’idea che le loro vili gesta siano permesse. Manca il senso di responsabilità, ecco. È questo che io invoco. Ma non solo da parte delle istituzioni. Da parte di tutti, a partire da quegli stati d’animo del tutto personali che coviamo dentro e che spesso ci fanno cadere nei più banali pregiudizi (il che è lecito e forse anche utile) senza però poi l’elaborazione successiva, sulla falsa riga di una narrativa sociale inclusiva e pro-positiva. Concludo con due citazioni: la prima è uno stralcio del Comunicato del 28 maggio 1994 del Subcomandante Marcos, (che consiglio di leggere in versione integrale) il quale recita: “…Tutti i rifiutati cercando una parola, la loro parola, ciò che restituisca la maggioranza agli eterni frammenti, noi…E, per questo, tutti noi che lottiamo per un mondo diverso, per la libertà e l’emancipazione dell’umanità, tutti noi siamo Marcos”; la seconda, più che una citazione, è un pezzo di Francesco De Gregori, e non richiede commenti ((Due zingari – Francesco De Gregori). P.S In questa incresciosa vicenda mi sento di schierarmi, naturalmente si è capito da quale parte. Lo ritengo fondamentale. E non posso, per onestà intellettuale, non ricordare la capacità ed il coraggio di schierarsi di Enrico Nascimbeni, proprio in tema d’impegno attivo contro tutti i razzismi (motivo che gli è valso il Premio “Amico del Popolo rom” nel 2016), riconoscimento rinnovato il 15 dicembre del 2016 con il “Premio Internazionale Phralipe” di Teramo, premio morale destinato ad enti, organizzazioni o persone che esprimono disinteressatamente la loro solidarietà verso il popolo rom.

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