VE LA DO IO LA POLITICA – di Stefano Pazzaglia

 

La sinistra radicale in Italia ama stare nelle sue torri d’avorio e da questo privilegiato osservatorio pontificare. Ovviamente senza mai sporcarsi le mani. Non vuole fare i conti con la storia.

A questa sinistra eburnea non interessa governare perché è superiore, non gli garbano i giochi di potere. È sempre pronta a scendere in piazza per difendere qualcosa o qualcuno a parole. Pronta a proteggere la Costituzione più bella del mondo dagli attacchi dissennati del potente di turno. Insomma non deroga mai ai propri principi, è inflessibile e fedele al motto Kantiano: ” il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Ha una lunga storia questa sinistra nel nostro paese, da Capanna passando per messere Bertinotti fino all’odierno Fratoianni. I primi due felicemente pensionati con lauti emolumenti. Il terzo lo sarà. A questa pattuglia si sono aggiunti anche altri (sempre con lauti emolumenti) che per decenni hanno invece amato il potere e l’hanno inseguito ma, folgorati sulla via per Firenze, si sono ravveduti. Ora formano un bel gruppetto e sperano di fare proseliti.

Alcuni risultati li hanno già raggiunti consegnando molto probabilmente la regione Lombardia alla destra (al difensore della razza bianca Fontana) perché loro non accettando compromessi non si alleano con la sinistra di governo. Orrore!  E per le prossime elezioni politiche stanno lavorando per la sconfitta degli odiati vicini, sempre quelli della sinistra riformista. Poi il paese verrà governato dalla destra o dai neogiacobini incompetenti oppure resterà nel mezzo del guado, ma questo non interessa. L’importante è restare puri.

Insomma la sinistra in questione è conservatrice non avendo nessuna attitudine al cambiamento. Questa politica non ha mai rinnovato nulla e i pochi sprazzi di governo (vedi Bertinotti e governo Prodi nel 1998) sono stati disastri. Per riformare ci vuole propensione alla mediazione e al compromesso che non è una parolaccia. Bisogna privilegiare la discussione costruttiva non le chiacchiere fine a sé stesse. Un po’ di sano pragmatismo è auspicabile. Bisogna anche rischiare ma con scienza.

Il progresso procede a piccoli passi. Le rivoluzioni, amate ed evocate dalla sinistra radicale, sono state foriere di drammi: la rivoluzione francese è finita nella restaurazione e quella russa nello stalinismo.

 

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